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130 ATTO SECONDO

Tonino. Ah, con lu se fa l’accordo: con lu se fa tutto.

Rosaura. Certo che sì.

Tonino. (Ah che Dottor cagadonao! ) (da sè) Ma intanto che lu vien, za che semo tra de nu, no poderessimo mo...

Rosaura. Che cosa?

Tonino. Devertirse un pochetto.

Rosaura. Ricordatevi dello schiaffo1.

Tonino. (Tiolè. Anca ella la sa del schiaffo, che ho dà a quel sior a Venezia). (da sè) Eh, che no me le arecordo più ste bagatelle.

Rosaura. Me le ricordo ben io.

Tonino. Eh ben, cossa gh’importa?

Rosaura. M’importa, perchè siete troppo ardito.

Tonino. Ma, cara ella, in te le occasion no bisogna farse star2.

Rosaura. Nelle occasioni conviene aver prudenza.

Tonino. Non so cossa dir, la gh’ha rason. No farò più. Me basta che la me voggia ben.

Rosaura. Di questo ne potete star sicuro.

Tonino. Ah! (sospira)

Rosaura. Sospirate? Perchè?

Tonino. Perchè gh’ho paura che la diga cussi a tutti.

Rosaura. Come a tutti? Mi meraviglio di voi.

Tonino. Gnente, gnente, la me compatissa3.

Rosaura. Che motivo avete di dir questo?

Tonino. Che dirò; siccome so vegnù a Verona in sta zorenada, cussì no me posso persuader, che subito la s’abbia innamora de mi.

Rosaura. Eppure, appena vi ho veduto, subito mi sono sentito scorrere un certo ghiaccio nel cuore, che quasi m’ha fatto tramortire.

Tonino. (Ghe credio, o no ghe credio? Ah, la xe donna, gh’è4 poco da fidarse). (da sè)

Rosaura. E voi, signor Zanetto, mi volete bene?

  1. Questo dialogo così è ridotto nelle edd. Sav. e Zatta: «Ton. (Poverella! la me fa peccà). (da sè) Ma la prego, in grazia, no so se la me intenda. Ros. Ricordatevi dello schiaffo» ecc.
  2. «No farse star, non portar basto ecc., non voler sopportare sopruso o ingiuria»: Boerio cit.
  3. Bettin.: Gnente; la me compatissa.
  4. Zatta: ghe xe.