Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/131


I DUE GEMELLI VENEZIANI 125

Colombina. È andato in quella casa.

Arlecchino. Chi ghe sta mo in quella casa?

Colombina. La signora Rosaura, la sua sposa.

Arlecchino. La cognossela lei la siora1 Rosaura?

Colombina. La conosco benissimo.

Arlecchino. E la so cameriera la cognossela?

Colombina. Non volete che la conosca? Sono io.

Arlecchino. Come! ela... la siora... Colombina?

Colombina. lo sono Colombina.

Arlecchino. E mi sala chi son?

Colombina. E chi mai?

Arlecchino. Arlecchin Battocchio.

Colombina. Voi Arlecchino?

Arlecchino. Mi.

Colombina. Il mio sposo!

Arlecchino. La mia sposa!

Colombina. Oh carino!

Arlecchino. Oh bellina!

Colombina. Oh che piacere!

Arlecchino. Oh che consolazione!

Colombina. Quando siete arrivato?

Arlecchino. Fem una cossa; andem in cà, che discorreremo.

Colombina. Aspettate un momento, che dica una parola alla padrona, prima d’introdurvi in casa. Non so s’ella l’accorderà.

Arlecchino. Ho da parlar anca mi col me patron.

Colombina. Fermatevi qui, che subito torno.

Arlecchino. Mo sì2 molt bella! Mo3 son tutto contento.

Colombina. Eh via, mi burlate.

Arlecchino. Ve lo zuro da putto onorato.

Colombina. Mi vorrete bene?

Arlecchino. Si, andè, no me fè più penar.

Colombina. Vado, vado. (È veramente grazioso). (da sè, ed entra in casa)

  1. Così Savioli e Zatta; Bettin., Paper., ecc. hanno qui e dopo: signora.
  2. Bettin.: Ma sì.
  3. Savioli e Zatta: mi.