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I DUE GEMELLI VENEZIANI 115

Pancrazio. Via, abbiate giudizio. Il ciel vi benedica.

Zanetto. Sè mio pare: ve voggio ben.

Pancrazio. Prendete, baciatemi la mano.

Zanetto. Oh caro! Oh siestu benedio! (gli bacia la mano)

Pancrazio. Donne...

Zanetto. Uh...

Pancrazio. Matrimonio...

Zanetto. Oh...

Pancrazio. Mai più...

Zanetto. Mai più.

Pancrazio. Certo?

Zanetto. Seguro.

Pancrazio. Bravo, bravo, bravo. (parte)

SCENA XIX.
Zanetto, poi Beatrice col Servo.

Zanetto. Cancaro! Aveva fatto un bella cossa, se no capitava sto galantomo. Matrimonio... peso qua, peso là, peso alla borsa, peso alla testa... donne... sirene, strighe, diavoli. Ih, che imbroggio maledetto.

Beatrice. Oh me felice! Ecco il mio bene, ecco il mio sposo. Quando siete arrivato? (a Zanella, credendolo Tonino)

Zanetto. Via, alla larga.

Beatrice. Come! Non son io la vostra sposa? Non siete voi qui venuto per stabilire i nostri sponsali?

Zanetto. Siben: la caena, come i galiotti. Brava, za so tutto.

Beatrice. Che catena? Che dite di catena? Non vi ricordate delle vostre promesse?

Zanetto. Promesse? De cossa?

Beatrice. Del matrimonio.

Zanetto. Seguro, el matrimonio. Peso alla borsa e peso alla testa.

Beatrice. Eh via, guardatemi: non vi burlate di me, che mi fate morire.