Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/117


I DUE GEMELLI VENEZIANI 111

SCENA XVII.
Florindo e Zanetto.

Zanetto. Tutto quel che ti vol.

Florindo. Ma, caro amico, perchè questa volta vi dimostraste cotanto da voi diverso? Fingete? O qual capriccio è il vostro?

Zanetto. Sior, no finzo gnente. Mai più in vita mia ho abuo tanta paura. Se no vegnivi vu, el me sbasiva de postaa.

Florindo. Godo d’avervi salvata la vita.

Zanetto. Sieu benedio: lasse che basa quella man che m’ha liberà.

Florindo. Ma io ho fatto con voi quello che voi avete fatto con me: voi avete salvata la mia vita, ed io ho salvata la vostra.

Zanetto. Mi v’ho salvà la vita?

Florindo. Sì, quando mi difendeste contro Lelio la prima volta.

Zanetto. No me l’arecordo.

Florindo. I pari vostri si scordano i benefici che fanno, per modestia: amico, io vi consiglio partir di1 Verona, perchè dubito siate conosciuto.

Zanetto. Anca mi credo che i m’abbia cognossuo.

Florindo. E se vi conoscono, guai a voi.

Zanetto. Sempre de mal in pezo.

Florindo. Vi par poco aver dato uno schiaffo?

Zanetto. Averlo tolto, volè dir.

Florindo. Ah, l’avete avuto voi lo schiaffo?

Zanetto. Sior sì. Mo che credevi... che ghe l’avesse dà mi?

Florindo. Così credeva.

Zanetto. Oibò, mi, mi l’ho buob.

Florindo. Ma la donna non l’avete più vista?

Zanetto. Sior no, no l’ho più vista.

Florindo. (Nemmen io ho potuto ritrovar Beatrice). (da sé)

  1. El me sbasiva de posta, mi uccideva a drittura.
  2. Mi, mi l’ho buo. Io, io l’ho avuto.
  1. Bettin.: a partire da.