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448 ATTO PRIMO


soli: bisogna aggiugnerne un1 altro, e qual numero sceglierò? Farò del cinque, come ho fatto del sei, e dirò 5 e 16 fa 21. Ma se nella stessa maniera giuocassi ancora il 4? E bene, giuochisi questo ancora: 16 e 4 fa 20, ecco fatta una cinquina:20, 21, 22, 64, 80. Ma per giuocar questa cinquina di cinque mila2 vi vogliono dieci zecchini, ed io non li ho; ma bisogna giuocarla assolutamente. Brighella, prendi quest’orologio, e quest’anello, impegnali per dieci zecchini, e poi vieni da me, che anderemo a giuocare questa cinquina.

Brighella. E l’usura che ghe anderà su?

Ottavio. Che m’importa3 dell’usura? se dimattina sarò ricco di diecimila scudi almeno.

Brighella. Co l’è cussì, la gh’ha rason. Vago subito a impegnarli. (Canchero4! Co l’è seguro de vadagnar, voi zogarli anca mi. Se ’l prenditor no li podesse tegnir? Ghe darò tutto quel ch’el vol, perchè el me fazza la carità de farmeli tor.) (parte)

SCENA XII.

Ottavio, poi Rosaura.

Ottavio. Ma il 16, il 33 ed il 6, che sono tre numeri nominati dalla cabala, li abbandonerò? Questi ancora si dovrebbero giuocare. Poter di Bacco, vi vorrebbe del bel denaro per far un bel giuoco! Ma poi vincendo, questo denaro sarebbe molto bene impiegato. Che sarà mai? Una volta poi ha da venire per me. Io m’ho ancor da arricchire con questo lotto: ho ancor da far vedere a mio padre che ho più giudizio di lui, che so il mio conto, che semino per raccogliere, e per ingrandire la nostra casa. Oggi si attende mio fratello: si faranno delle allegrezze, e delle spese: se io vinco, farò onore a tutta la famiglia. Se faccio una buona vincita, non giuoco mai più,

Rosaura. (Ecco il padrone che impazzisce per il lotto. Vo’ secondarlo). (da sè) Oh, signor padrone, lei appunto andavo5 cercando.

  1. Bettin.: agiutame.
  2. Bettin.: mille.
  3. Bettin.: cosa mi preme.
  4. Bettin.: cancaro!
  5. Così Bettin. e Paper.; nell’ed. Pasquali, andava e poi, era.