Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/265


L'UOMO DI MONDO 211


Beccaferro. Mi dispiace aver che fare con Momolo.

Tagliacarne. Anch’io ne ho dispiacere, ma due zecchini per uno...

Beccaferro. Ritiriamoci; stiamo a vedere.

Tagliacarne. Conviene operar con giudizio. (si ritirano)

SCENA XVII.

Silvio dando braccio ad Eleonora.

Momolo dando braccio a Beatrice. Il Dottore.

Dottore. La porta è aperta, favoriscano di passare.

Silvio. Andiamo dunque.

Eleonora. Passi prima la signora Beatrice.

Momolo. Se sior Dottor me permette, gh’ho una bottiglia de vin de Cipro vecchio da quattr’anni; voria che se la bevessimo sta mattina.

Dottore. Bene; la beveremo.

Momolo. Se la me dà licenza, la vago a tior. (a Beatrice)

Beatrice. Oh sì, signore, andate. Già ve l'ho detto, so andar da me; non ho bisogno di braccio, (con un poco di sprezzatura, ed entra)

Eleonora. (Le belle caricature!). (da sè, ed entra con Silvio)

Dottore. Fate presto. Non vi fate aspettare. (a Momolo, ed entra)

Momolo. Vegno subito.

SCENA XVIII.

Momolo, Beccaferro, Tagliacarne.

Momolo. Mi no me par de esser inamorà de siora Leonora, e pur la me dà un pochetto de suggizion. Cossa mo vol dir? Mi no saverave...

Tagliacarne e Beccaferro vanno girando e cercando di prenderlo in mezzo.

Momolo. Chi xe sti musi proibiti? Cossa zireli da ste bande?

I suddetti, vedendosi guardare da Momolo, si mettono in qualche soggezione e parlano fra di loro.