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capitolo xxiii 331


nore di annunciarmi a questo principe del sangue, che subito ebbe la degnazione di riguardarmi con bontà: me gli accostai rispettosamente, mi parlò del mio Burbero benefico. Mi era già noto che egli stesso l’aveva recitato a Chantilly, e che aveva a maraviglia sostenuto la parte di Geronte, onde mi valsi di quest’occasione per tributare al medesimo le mie congratulazioni e i miei ringraziamenti.

Ritornato a Parigi, intesi parlare del matrimonio proposto fra la principessa Clotide, sorella del re di Francia, ed il principe di Piemonte, erede presuntivo della corona di Sardegna. Questa novità essendo per me importantissima, andai apposta a Versailles all’oggetto di esserne meglio informato; la proposta era vera, ma se ne faceva un mistero, e solo sette mesi avanti la celebrazione di questo matrimonio ebbi ordine di portarmi dalla principessa per darle qualche istruzione nella lingua italiana. Obbedii: ma che poteva ella imparare in sette mesi di tempo? ben mi guardai di farle percorrere la via consueta. Essa conoscendo benissimo la sua grammatica francese, non le proposi perciò altro da imparare che i verbi ausiliari della grammatica italiana. La facevo leggere molto, e le osservazioni e le brevi digressioni che opportunamente frammischiavo alla lettura, valevano a mio parere, assai più della lunga e noiosa litania delle regole e delle scolastiche difficoltà. Le mie letture tendevano anche ad uno scopo più importante, che era quello di farle conoscere gli autori classici italiani per i loro propri nomi, per alcuni dei loro aneddoti, e per i titoli delle stesse loro opere procurando di erudirla nel tempo stesso intorno ai costumi dell’Italia. Questa principessa, sommamente docile e compiacente, era dotata di una portentosa facilità ad imparare e di una memoria felicissima. Le davo lezione ogni giorno, ed essa faceva progressi mirabili, contuttochè le nostre conferenze fossero spesso interrotte da gioiellieri, orefici, pittori e mercanti. Entravo talvolta nel suo quartiere per esser testimone della scelta delle stoffe, del prezzo delle gioie, della somiglianza dei ritratti. Nulladimeno m’ingegnavo di trar profitto anche da questi stessi inconvenienti, facendo a lei ripetere in italiano i nomi delle cose vedute, e che erano state contrattate per lei, indi comprate, o rigettate. Avemmo ancora altre distrazioni: un viaggio a Rheims per la consacrazione del re, e la nascita del duca d’Angouleme. Questo principe, figlio del conte d’Artois, essendo il primo frutto di tre matrimoni dei principi di Francia, importava molto allo Stato: infatti le dimostrazioni di gioia corrisposero al contento del pubblico.

Malgrado tutte queste interruzioni, la mia augusta scolara sapeva mettere così utilmente a profitto il suo tempo, che pronunziava l’italiano assai bene e lo leggeva ancora meglio dimodochè era senza dubbio in istato di leggere ed intendere gli epitalami che i poeti piemontesi dovevano già averle destinati. Il suo matrimonio fu celebrato per procura, verso il fine del mese di agosto dell’anno 1775, nella cappella di Versailles, nella quale occasione vi furono feste splendide e spettacoli magnifici. La principessa partì adorata e pianta. Tutti quelli che l’avevano servita, e che le erano stati vicini, ebbero dimostrazioni della sua bontà; nè deve sembrare cosa straordinaria se in questa gran folla passasse in dimenticanza qualcheduno: la disgrazia maggiore fu che questa dimenticanza andò appunto a cadere sopra di me.

Riguardo a’ miei servigi e alle mie spese non aveva domandato