![]() |
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. | ![]() |
UNA VECCHIA AMICIZIA TRONCATA |
— Per burlarmi di voi, Ivan Ivanovic! Che avete tanto da schiamazzare?
Ivan Ivanovic non fu piú padrone di sé; le sue labbra tremavano; la bocca cambiò la sua solita posizione in forma di V e si fece simile a un O; mandava lampi dagli occhi, da far paura. Ciò capitava a Ivan Ivanovic molto di rado; bisognava che fosse fortemente irritato.
— Ebbene, vi dichiaro — disse Ivan Ivanovic — che farò conto di non conoscervi.
— Gran disgrazia! affé di Dio, non piangerò per questo! — rispose Ivan Nikiforovic. E mentiva, mentiva com’è vero Dio, mentiva! La cosa gli dispiaceva assai.
— Non metterò piú piede in casa vostra.
— Eh eh eh! — disse Ivan Nikiforovic, che dalla rabbia non sapeva che fare, e contro il suo costume, s’era alzato in piedi. — Ehi, donna, ragazzo! — A questa chiamata si mostrò sulla porta la solita vecchia allampanata e un ragazzo di bassa statura infagottato in un lungo e largo soprabito.
— Prendete Ivan Ivanovic per un braccio, e mettetelo alla porta.
— Come! A un gentiluomo? — prese a gridare con un senso di orgoglio e indignazione Ivan Ivanovic. — Non vi ci provate neppure! Io vi anniento insieme col vostro padrone in-
337 |