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gnore, sdegnato, ebbe a dire di non comprendere come nel secolo civile in cui viviamo potevan diffondersi cotali voci false e assurde, meravigliandosi che il governo non rivolgesse più vigili cure sull’argomento. Quel signore, evidentemente, era di coloro che vogliono mischiare da per tutto il governo, magari ne’ pettegolezzi quotidiani con le proprie mogli.

Dopo di che... ma qui la storia copresi novellamente di un denso velo e di quel che avvenne dopo non si sa niente addirittura.

III.

Avvengono nel mondo scioccherie d’ogni sorte, e i fatti talora non hanno alcuna verisimiglianza: or quello stesso naso che girava in divisa di consigliere di Stato e suscitava nella città tanto scalpore, si ritrovò d’improvviso, non si sa come, al suo posto preciso, fra le due guancie del maggiore Kovalev. Ciò avvenne il 7 di aprile.

Svegliatosi, e guardandosi nello specchio, il maggiore vide il suo naso! Vi portò la mano... Era davvero davvero il suo naso.

— Ah, ah! — esclamò Kovalev, e poco mancò non si desse a ballare coi piedi scalzi per la stanza. Ne fu impedito dall’arrivo d’Ivan. Gli comandò di portargli subito da lavarsi, e lavandosi, si guardava nello specchio; il naso era là, ben piantato. Si asciugò con un pannolino, e si mirò novellamente nello specchio... il naso era sempre là.

— Guarda qui, Ivan; mi sembra di aver sul naso un foruncoletto, — disse: intanto, pensava: «Il guaio sarà che Ivan mi dirà: — Ma lei, signor mio, non solo non ha foruncolo, ma neppur naso».

Invece, Ivan rispose:

— Non c’è niente; nemmeno l’ombra di foruncolo: il suo naso è intatto.

— Benissimo! Or il diavolo mi porti! — disse fra sè il maggiore, e fece schioccar le dita.

In quel momento apparve sull’uscio il barbiere Ivan Iakovlevic, dall’aria paurosa d’un gatto frustato.

— Dimmi prima: hai le mani nette? — gli gridò di lontano Kovalev.

— Nettissime.

— Menti.