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NOVELLE 219

e anche di oggettini industriali; ma preferiva a tutto un biglietto imperiale. «È cosa», soleva dire, «che non v’è la migliore: non chiede cibo, tien poco posto, rientra sempre bene in tasca, e se lo si lascia scivolare non si rompe».

Ricevette Kovalev freddamente, facendogli capire che quella non era l’ora, subito dopo il desinare, di procedere ad una indagine; che la natura stessa insegna qualmente dopo il pasto dobbiamo riposare alquanto (così l’assessore di collegio potè vedere come gli apoftegmi de’ filosofi antichi non erano ignoti al commissario), e che un uomo d’ordine non perde il naso.

Queste parole feriron profondamente il nostro eroe. Bisogna notare che Kovalev era uomo molto suscettibile. Poteva bensi perdonare quanto si dicesse sulla sua persona, ma non perdonava mai quanto oltraggiasse il grado o la funzione. Pensare che in teatro, sulle scene, si potesse lasciar correre, via, quanto si diceva contro i sottufficiali; ma che non si deve permetter parole contro gli ufficiali superiori. L’accoglienza del commissario lo sconvolse tanto, che tentennò la testa e disse con sentimento di dignità, stendendo un po’ la mano: «Confesso che dopo le parole offensive udite da lei, io non abbia più niente da aggiungere». E uscì.

Rientrò in casa, sentendo appena di reggersi sulle gambe. Scendeva la notte e la sua dimora gli parve triste e sudicia, dopo tante inutili ricerche. Entrando nell’anticamera, vide sul divano di cuoio frusto il suo servo Ivan, che, coricato sul dorso, si divertiva a sputare sull’impiantito, cogliendo con molta destrezza, or questa or quella parte. Quella indifferenza lo rese furibondo; lo percosse col cappello sulla bocca, dicendogli: «Eccoti a far sempre scempiaggini».

Ivan saltò d’un balzo dal posto e corse a tutte gambe per togliergli il mantello. Il maggiore, stanco ed afflitto, entrò nella sua stanza, si gettò su di una poltrona, e, dopo alcuni sospiri, disse:

— Mio Dio! Mio Dio! Perchè questa sciagura? Se fossi senza mani e senza piedi... sarebbe meglio; ma un uomo senza naso, il diavolo sa che sia; un uccello non sarebbe più uccello, un cittadino non è più cittadino; è semplicemente cosa da prendere e buttar dalla finestra. Almeno me lo avessero tagliato in guerra, o in duello. o ne fossi