Pagina:Gogol - Novelle, traduzione di Domenico Ciampoli, 1916.djvu/216

214 GOGOL


— Sì, — aggiunse il portiere: — non è molto, ma è uscito; se fosse arrivata un minutino prima, probabilmente lo avrebbe trovato.

Kovalev, senza togliersi il fazzoletto dal viso, sedette di nuovo vicino al cocchiere e gli gridò con voce disperata:

— Su, via; corri.

— Dove? — chiese il cocchiere.

— Va’ diritto.

— Come diritto? Siamo a un angolo di via: a destra o a sinistra?

Questa dimanda intrigò Kovalev e lo costrinse di nuovovo a pensare. Nelle sue condizioni, lui doveva anzitutto recarsi al Tribunale di polizia, non già perchè la sua faccenda avesse una diretta inerenza con la polizia, ma perchè le sue indagini potevano essere più rapide colà che non altrove. Andare a chieder giustizia nella direzione degli uffici, ov’era in funzione il naso, poteva essere imprudenza, giacchè, udite le risposte del naso medesimo, era evidente che per lui non esisteva nulla di nascosto, e lui poteva mentire anche in questa occasione, come aveva già mentito, assicurando di non essersi trovato mai con lui. Kovalev voleva dunque ordinare d’esser condotto al tribunale di polizia, quando gli venne in mente che quel briccone astuto, il quale, nel primo incontro, si era comportato in maniera sleale, poteva a bell’agio profittar dell’indugio e scappar dalla città, e allora, tutte le ricerche diventerebbero inutili, anzi si prolungherebbero, Dio ne scampi, per un mese intero. Alla fine, pare che proprio lo aiutasse il cielo. Egli risolse di andar di corsa all’amministrazione di un giornale, e far inserire subito un annunzio con la descrizione minuta de’ connotati, perchè chi lo incontrasse potesse condurglielo, o almeno almeno indicargli la casa di quel ribaldo.

Preso questo partito, comandò al cocchiere di menarlo appunto all’amministrazione d’un giornale, e per tutta la via si dette a picchiar sodo coi pugni sulla schiena dell’automedonte, gridandogli: «Corri più presto, mascalzone! più presto, canaglia!».

— Eh via, barin! — diceva il cocchiere, scuotendo il capo, e sforzando con le redini il cavallo dal pelo lungo.

Il droski si fermò alla fine, e Kovalev entrò, a perdifiato, in una stanzetta da ricevere, ove un vecchio impie-