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14 DOMENICO CIÀMPOLI

di storia all’Università di Pietroburgo, posto cui dovette rinunziare dopo un fiasco quasi completo (Gogol era appena mediocremente colto), si dedicò tutto alla letteratura. Nel 1831 si era già fatto, d’un tratto, un nome con le sue «Veglie alla fattoria di Dikanka», una serie di racconti ruteni, tra cui «La notte di maggio», «La notte prima di Natale» e «Vij», si distinguono per l’ondeggiante lirismo e il potente umorismo. A questa raccolta seguirono ancora due altre: «Arabeschi» e «Mirgorod», con le famose novelle «Possidenti del tempo passato», «La lite di Ivan Ivanovic con Ivan Nikiforovic», e le novelle storiche «Taras Bulba», e più tardi le storie di Pietroburgo. «La Prospettiva della Nevà», «Il mantello», «Il ritratto», ed altre.

In tutte queste novelle, narrate con rara maestria, è molto di fantastico, ma vi è pure la vita interamente riprodotta. I tipi della scuola spirituale della bursa, che già Narernyi aveva cercato di descrivere, si presentano vivamente, in tutta la loro tipica singolarità, le poetiche e religiose concezioni del semplice popolo, le indescivibili attrattive della steppa d’Ukraina, la sua tranquilla grandiosità, la variopinta folla del villaggio cosacco (Secji), con la sua impronta orientale e la sua cultura sanzionata dalla tradizione, tutto è dipinto con largo, fluente pennello.

La domestica filosofia del Bursak, Homa, il lieto fabbro Vakula, i figli di Bulba, infine la colossale figura di Bulba stesso, questo spartano d’Ukraina, questo vero eroe omerico, questo tipico rappresentante non solo della forza bruta, ma anche della isolata civiltà dei cosacchi; e, d’altra parte, quel fangoso, lacrimevole mondo di Pietroburgo, la Prospettiva della Nevà, coi soi pittori mezzo affamati, e le cortigiane e gli smargiassi come Pirogov, Piskarev; gli impiegati subalterni Popriscin, Basmacjkin, e tanti altri..., quale contrasto e quale minuzioso realismo!

Ma noi non ammiriamo solo la fotografica fedeltà della rappresentazione, sentiamo anche tutta l’interna miseria di questi uomini ridicoli (nelle novelle pietroburghesi), tutta la mancanza di ideali, e la deformità della loro natura. E infatti, se Gogol lascia attraverso il riso trasparire le lacrime lacrime di dolore sulla miseria della vita, sopra le dolorose condizioni che tali uomini producono, sentiamo pure che il poeta stesso non si solleva al disopra di questa miseria della vita che lo circonda. Nel 1836 Go-