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VITA E OPERE DI NICOLA GOGOL 13

tale democrazia, ed occorse il genio del suddetto poeta per fondare in Russia la scuola realista.

Nelle sue prime novelle (passiamo sotto silenzio i suoi sfortunati tentativi poetici, come l’Epos «Hans»), Gogol è però ancora tutto romantico, se bene anche un po’ nazionale, ciò che non si può dire delle poesie altamente romantiche di Puskin e Lermontov, delle novelle di Marlinskij, Polevoi, e degli altri poeti del dolore di quel tempo.

Gogol nelle sue novelle idealizza l’Ukraina coi suoi uomini grandi e piccini, secondo il punto di vista della concezione soprannaturale del mondo. La fantasia di Gogol vive come nel più prossimo passato; rimane egualmente nel suo elemento. Onde, quel suo acuto intuito, quel penetrare pieno d’amore nella vita famigliare e popolare dei Piccoli-russi, vita con la quale era cresciuto strettamente legato; e inoltre il rivelarsi del poeta umano nell’amabile umorista alla Dickens, che motteggia bonariamente e punge con malizia, senza mescolar neppure una goccia di fiele alla sua comicità. Nelle sue posteriori novelle pietroburghesi, e ancora più nel suo poema in prosa «Anime morte», e nella commedia-libello «L’Ispettore», il suo umorismo diventa sempre più amaro, e corrisponde al tempo del puro realismo.

Nicola Vasilevic Gogol (1809-1852) era figlio di un possidente piccolo-russo, nella cui famiglia si eran conservate in non turbata freschezza le leggende del passato dell’Ukraina, ch’egli stesso raccontava con accento drammatico. Il figlio ereditò il talento narrativo e comico, e venne a dodici anni al liceo di Bezborodki, a Nezin. Quivi egli si diede poco allo studio, ma tanto più al leggere e al comporre. Sin dal liceo, si manifestò chiaramente la sua facoltà di osservazione, la sua acuta conoscenza dei caratteri, sopratutto delle debolezze e delle follie umane. Egli aveva un’alta opinione di sè, era ambizioso, e sperava di fare una brillante carriera. Dopo la morte del padre, dedicati alcuni anni di cura alla madre ardentemente amata, lasciò il Mezzodì per Pietroburgo, dove cercò un posto, prima da impiegato, poi da commerciante. Egli escogitò i più pazzi progetti, pensò di fuggire all’estero (i passaporti erano allora difficili a ottenere), ma venne solo fino ad Amburgo e ritornò indietro.

Dopo essere stato impiegato, maestro e persino per impegno di amici influenti (del circolo di Puskin), professore