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di tulipani — e fanno forza d’argini e scavano fosse, per tempo, a scongiurare la minaccia.


27 maggio.

Sono caduto, a quel che vedo, in declamazioni, in similitudini, in trasporti d’entusiasmo, e ho dimenticato intanto di terminare il racconto de’ due fanciulli. Stetti adunque seduto un paio d’ore sul mio aratro, abbandonandomi a tutta l’estasi di quel sentimento pittoresco, che il mio foglio d’ieri non ha descritto che a brani e frammenti. Ed ecco, verso sera, una giovine signora che corre incontro ai fanciulli — erano stati immobili sempre nel poetico atteggiamento — con un canestrello tra le mani, gridando da lontano: «Bravo Filippuccio, vedo che sei stato buono.» Appena