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degna di portare il capo della repubblica, nel giorno solenne destinato a fare testimonianza della sovranità sul mare, e quell’incarico venne disimpegnato in modo stupendo. Quel legno è tutto ornamenti; non si potrebbe neanco dire che sia sopracarico di ornamenti, è tutto sculture, dorature, improprio a qualsiasi uso pratico, fatto unicamente, per mostra, per presentare al popolo il suo capo, nel modo il più splendido. Apprendiamo da questo fatto che questo popolo, nella stessa guisa che si compiace nell’ornare i suoi cappelli, vuole vedere ornati pure e brillanti i suoi capi. Questo legno di parata si può dire presentare un vero inventario di quanto erano, e ritenevano essere, i Veneziani.


Il 5 Ottobre; nella notte.

Ritorno or ora ridendo dalla tragedia, e non posso a meno di consegnare alla carta questa mia allegria. Il dramma per dir vero non era cattivo; l’autore aveva radunati tutti i personaggi tragici, e gli attori non recitavano male. Le situazioni per la massima parte erano conosciute, alcune però nuove, e per dir vero felici. Due padri che si odiavano; figliuoli e figliuole delle due famiglie rivali, innamorati perdutamente gli uni delle altre, ed anzi due uniti già secretamente in matrimonio. Le morti tennero dietro le une alle altre, e per fare felice la giovane coppia non mancava più altro, se non che i due padri si uccidessero dessi pure alla lor volta; così fu fatto, e calò il sipario. Cominciarono allora gli applausi, e si gridò a squarciagola fuori! fuori! finchè i due sposi, sollevato il sipario, comparvero sulla scena, e traversandola a furia inchini, rientrarono nelle quinte dalla parte opposta.

Ma il pubblico non era ancora soddisfatto; continuò ad applaudire, a gridare fuori i morti! finchè i due padri comparvero alla loro volta sulla scena, facendovi dessi pure i loro inchini, ed allora alcuni presero a gridare bravi i