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dell’ultimo vescovo, aveva cominciato a fondare un orto botanico; se non chè, di tutto ciò non rimane più traccia. L’esercizio pratico della medicina, ha distolto il bravo dottore da suoi studii di storia naturale; l’erbario trovasi abbandonato ai topi; il vescovo è morto, e l’orto botanico si scorge piantato di bel nuovo come di ragione, a cavoli ed aglio.

Il dottore Tura è propriamente uomo distinto; mi narrò con tutta semplicità e sincerità, e con pari modestia le sue vicende, esprimendosi con modi convenientissimi, ma non volle aderire al mio desiderio di aprirmi le sue scanzie, probabilmente per trovarsi queste in istato poco presentabile. La conversazione non tardò guarì a languire.


Il 21 Settembre a sera.

Sono stato dal vecchio architetto Scamozzi, artista di vaglia, ed imaginoso, il quale ha pubblicata la raccolta delle opere del Palladio. Soddisfatto di scorgere il pregio in cui tenevo questi, mi fu cortese di alcune informazioni. Fra gli edifici innalzati dal Palladio, havvene uno per il quale egli nudriva predilezione, e che vuolsi fosse la sua abitazione, il quale visto da vicino, fa migliore figura di molto, di quanto non appaia nel disegno. Vorrei averlo potuto disegnare, e rappresentarlo colla tinta che gli hanno data la qualità dei materiali impiegati, ed il tempo. Non si deve già pensare che il grande architetto si fosse costrutto un palazzo per proprio uso. Si contentò di una casa modestissima, la quale ha soltanto due finestre, che si aprono in un largo campo, dove si scorge nel centro una terza finestra finta. Se la si volesse disegnare, con verrebbe aggiungervi le due altre case fra le quali sorge, e se ne potrebbe fare un quadro piacevolissimo, degno di essere dipinto dal pennello del Canaletto.

Oggi sono stato a visitare lo stupendo edificio denominato la Rotonda, il quale sorge sur una amena collina a mezz’ora di distanza dalla città. È di forma quadrata alla