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posticcie, malamente collegate colle altre parti degli edifici, non poterono a meno di rovinare, in occasione dello spaventoso terremoto, e si narrano particolari per così dire miracolosi di persone rimaste illese in quel tremendo disastro, e specialmente di un tale, il quale ricoveratosi in quel momento fatale nel vano di una finestra, si vide rovinare attorno la casa tutta quanta, rimanendo desso immune da ogni male, in quella sua prigione aerea. Si può ritenere poi, osservando la resistenza che opposero all’azione del terremoto gli edifici solidamente costrutti, che la totale rovina della città si deve ripetere principalmente dal cattivo metodo di fabbricazione. Il collegio e la chiesa dei gesuiti, costrutti con accuratezza in pietra da taglio, rimasero illesi. Comunque sia, l’aspetto attuale di Messina è malinconico oltremodo, e ricorda i tempi remotissimi nei quali i Sicani, ovvero Siculi, spaventati dai continui terremoti, abbandonarono questa contrada, e si recarono ad abitare le coste occidentali dell’isola.

Dopo avere girato tutto il mattino fra quelle rovine, ritornammo alla locanda, dove ci aspettava un modesto pranzo. Eravamo da poco seduti a tavola, allorquando entrò, tutto ansante, il domestico del console, a avvertirmi che il governatore mi aveva fatto cercare per tutta la città, avendomi invitato a pranzo; e che intanto io lo avevo dimenticato. Il console mi faceva viva premura di andarvi subito, sia che io avessi già pranzato o non ancora, e sia che io avessi lasciata passare l’ora per dimenticanza, ovvero di proposito. Mi accorsi allora soltanto della leggerezza incredibile, colla quale, nella soddisfazione di essere uscito dall’antro del Ciclope, io avevo dimenticato totalmente il di lui invito. Il domestico non mi lasciava tregna; insisteva, dicendo che il console e tutta la sua nazione sarebbero rimasti esposti ai capricci balzani, di quel despota furente.

Mi aggiustai alquanto i cappelli, mi spolverai gli abiti, mi rincorai, e tenni dietro di buona voglia alla mia guida, invocando Ulisse mio patrono, e la Dea Pallade, proteggitrice di Atene.