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sgrazia, essendosi sentita una forte scossa di terremoto. Ci fecero vedere una piccola chiesa, nella quale stavano radunate in quel momento molte persone, le quali tutte avvertirono più o meno la scossa, e parecchie non si sono riavute ancora, a quest’ora, dallo spavento.

Fummo accompagnati nella visita di quella città provvisoria da un console gentilissimo, il quale conosceva benissimo ogni cosa, e che, senza esserne richiesto, si prestò a servirci di guida, e ci volle usare molte cortesie; ed anzi avendo udito essere nostro desiderio il partire, ci fece fare la conoscenza di un capitano mercantile francese, il quale intende far vela fra pochi giorni per Napoli, combinazione doppiamente felice, in quanto chè la bandiera bianca, varrà a proteggerci contro i pirati barbareschi.

Avevamo appena manifestato al nostro cortese Cicerone il desiderio di visitare all’interno una di quelle abitazioni provvisorie, fosse pure una di quelle ad un piano solo, per vedere come vi si fossero allogati gli abitanti, che ci si fece incontro un signore di aspetto piacevole, che non tardammo a conoscere per maestro di lingua francese, ed avendo il console, dopo che ebbimo fatti alcuni passi assieme, manifestato a quegli il nostro desiderio di visitare l’interno di taluna di quelle case provvisorie in legno, lo pregò volerci introdurre in quella di lui abitata.

Entrammo in quella catapecchia, ovvero baracca che la si voglia nomare, ed all’aspetto ci risultò uguale a quelle che s’innalzano in occasione di fiere, e dove si fanno vedere, per danaro, animali feroci, ed altre rarità; si scorgevano i legnami e le tavole le quali formavano le pareti, ed il tetto ovvero soffitto; ed una tenda verde separava lo spazio, che non doveva essere accessibile a tutti. Oltre poche sedie ed un tavolo non si scorgevano che utensili di cucina, e da tavola. La luce scendeva da alcune aperture praticate nel soffitto. Stavamo discorrendo, ed intanto io stavo pure osservando la tenda verde la quale si moveva, quando tutto ad un tratto balzarono