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meglio, adducendo la lentezza colla quale sogliono procedere, affari di quella specie.»

Tali furono le obbiezioni del giovane, se non chè, insistendo io nel mio proposito, dopo avere ancora discusso alquanto, finimmo per rimanere d’accordo che io mi sarei fatto passare per un inglese, incaricato di portare alla famiglia notizie di Cagliostro, il quale uscito dalla Bastiglia, sarebbe di recente arrivato a Londra.

Erano all’incirca le tre del pomeriggio, e ci avviammo senza frapporre indugio alla casa, la quale stà sull’angolo di una stradicciuola, a poca distanza della via maestra, denominata il Cassero. Salimmo per una povera scala, ed entrammo nella cucina, dove trovammo una donna di statura mezzana, di corporatura forte e complessa, senza potersi però dire pingue, intenta a sciacquare alcuni vasellami. Era vestita pulitamente, e sollevò, quando entrammo, un lembo del grembiale, per nascondere alcune macchie. Accolse con soddisfazione il mio compagno e disse «Signor Giovanni, ci recate forse qualche buona notizia? Avete forse ottenuto qualcosa?»

Egli rispose. «Finora nulla mi è riuscito a bene nel nostro affare; ma vi ha qui un forastiero il quale vi porta i saluti di vostro fratello, e vi potrà dire dove questi si trovi attualmente.»

Per dir vero non avevamo fatta parola di saluti, ma intanto questi ci erano valsi a modo d’introduzione. — «Voi conoscete pertanto mio fratello disse la donna.» — «Lo conosce tutta quanta Europa, replicai io; intanto credo vi sarà caro udire ch’egli si trova al sicuro, ed in buona salute, dal momento che avete dovuto vivere finora, nell’incertezza sulle sue sorti.» — «Entrate diss’ella, io vi terrò dietro» ed entrai con il giovane nella stanza.

Era questa vasta, ed alta, e presso di noi avrebbe potuto ottenere nome di sala; se non che mi parve consistesse in quella sola, l’appartamento di tutta la famiglia. Una sola finestra procurava luce alle alte pareti, le quali