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SICILIA



In mare, giovedì 29 marzo.

Non soffiava più questa volta, come all’ultima partenza del postale un vento fresco, da tramontana e levante, ma pur troppo un vento contrario tiepido, da mezzodì e ponente, il peggiore di tutti; e ci toccò apprendere per propria esperienza, come il navigante si trovi in balìa de’ capricci del tempo, e dei venti. Passammo il mattino impazienti, parte sulla spiaggia, parte in un caffè; finalmente verso il mezzodì salimmo a bordo, e potemmo godere con un tempo stupendo, di una vista magnifica. La corvetta si trovava all’ancora, a poca distanza dal molo. Il sole era limpido, l’atmosfera vaporosa, e le coste di Sorrento comparivano di una bella tinta azzurrina. Napoli illuminato, pieno di vita, brillava di tutti i colori i più vivaci. Col cadere del sole il legno si cominciò a muovere, lentamente però, dal suo posto; se non chè il vento contrario ci spingeva verso Posilippo, ed oltre la punta di quello. Il legno continuò a camminare tutta la notte; costrutto in America era buon veliero, e fornito all’interno di parecchi camerini, e di vari comodi. La Società era allegra, e variata; vi erano, fra gli altri, cantanti e ballerini, scritturati per il teatro di Palermo.


Venerdì 30 marzo.

Allo spuntare del giorno ci trovammo fra Ischia e Capri, alla distanza di un miglio all’incirca da quest’ultima, ed un sole stupendo sorgeva dietro le alture di Capri, e del Capo Minerva. Kniep era intento a disegnare le viste dell’isole, delle coste, ed il cammino lento della nave tornava favorevole al suo lavoro. Proseguivamo il nostro viaggio con poco vento, debole. Verso le quattro