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reca stupore poi ad ognuno, per le sue dimensioni ristrette e meschine. Sono strettissime le strade, tuttochè fornite da ambi i lati di marciapiedi; le case piccole, senza finestre, e le stanze illuminate unicamente dalle porte, le quali si aprono nelle corti, ovvero nei portici che circondano queste. Gli edifici pubblici stessi, il foro presso la porta, il tempio, una villa pure presso questo, si direbbero piuttosto trastulli da ragazzi, modelli in piccole dimenzioni di edifici, anzichè veri edifici. Quelle stanze poi, quegli anditi, quelle gallerie, sono tutte dipinte nel modo il più gaio, le pareti con un soggetto nel centro, attualmente rovinate per la maggior parte, ed i bordi e gli angoli con rabeschi leggieri, di gusto squisito, fra cui si vedono talvolta puttini, figure di ninfe, ed in altre, ghirlande ricche di fiori, animali addomesticati. Accenna per tal guisa la triste condizione di questa città, ricoperta per tanti secoli dai lapilli e dalle ceneri, ed ora risorta alla luce, a tale amore di tutto un popolo, per le arti figurative, di cui non può avere idea nè senso, ne provare bisogno ai giorni nostri, il dilettante, il conoscitore il più appassionato.

Se si pon mente alla distanza di Pompei dal Vesuvio, si comprende che la mole ingente di prodotti volcanici i quali l’hanno ricoperta, non potè essere ne’ qui lanciata da un eruzione, nè trasportata da un colpo di vento; è forza supporre di preferenza, che quelle ceneri, che tutti quei lapilli dovettero rimanere sospesi un certo tempo per aria quasi una nube, infine a tanto precipitarono sull’infelice città.

Volendosi rappresentare colla maggiore evidenza quel fenomeno, si potrebbe prendere a considerare un villaggio di montagna, sepolto sotto le nevi. Gl’intervalli fra gli edifici, gli edifici stessi sfondati nei tetti, rimasero sepolti, dai materiali caduti, ed intanto poterono continuare a sussistere i muri quando posteriormente, in tempi più o meno remoti, venne coltivata a viti la collina sorta sulla città, o ridotta ad orti, ed a giardini. È certo poi, che parecchi pro-