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-ta la sua sensibilità agitata di spasimo e mutevole di tragicità chiusa e misteriosa, La Porta chiusa presenta, pur nella sua schematicità talvolta inespressa, una linea precisa, organica, continua, identica a sè stessa, monocorde.1 La Donna del Mare è un dramma torbido, talvolta ambiguo, in cui due soli momenti sono stati segnati dall’autore: un’attesa ansiosa, tormentata, anelante alla conquista della libertà, e una conclusione serena in cui la libertà è realizzata e lascia pienezza di vita e pace. Tra questi due confini la via e la mediazione sono lasciate alla genialità dell’attrice. E la Duse affascinata da quel che vi è di inespresso, sostituitasi all’autore, sa vivere, con immediatezza religiosa, l’angoscia spirituale, e in relazione alla attività e vitalità che in ogni istante in modo diverso, le suggerisce (la commozione sua di donna, crea una tragedia sempre nuova che è soltanto più sua, opera della sua sensibilità e delle sue angoscie. E poiché a tale situazione ella intensamente s’abbandona, in questo senso la sua Donna del Mare è sopratutto un’esperienza mistica.

L’esasperazione del momento romantico, la frammentarietà misteriosa che sorge dall’impressione, dalla torbida incertezza crepuscolare della coscienza dove sta per nascere un’affermazione, tutti questi elementi non sono più nella Porta chiusa. L’interpretazione è chiara, precisa. Il silenzio del primo atto è tutta una vibrazione di ansietà che vuol celarsi in una dolcezza dolorosa o in una calma bontà, e che, scoppiando nel singhiozzo, ha terribili moti e sguardi disvelatori di tutto il dramma che s’aspetta. La finezza d’analisi della Duse è andata oltre la mi-

  1. Su La Porta Chiusa e sul Praga scrittore di teatro puoi vedere il mio saggio in Rivista di Milano settembre-ottobre 1922.