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la frusta teatrale 143


donna condannata alla solitudine angosciosa? Chi potrà comprendere il padre è la figlia, nata dal suo sangue, col suo male nelle vene. Ella ha il dovere di non perpetuare una ineluttabile ereditarietà: perciò ella sola si sacrifica.

Emma Gramatica misurò con grande dignità tragica il suo spasimo ragionato; la Chellini raggiunse momenti di intensità espressiva monocordi, ma molto rudi; è un’attrice senza leziosaggini alla quale bisognerà stare attenti.

Tien-hoa di G. Forzano (11 ottobre 1922) — Fatti appuntino i nostri calcoli, trovate le giuste misure, non saremmo sinceri se non confessassimo che alla più elementare prudenza «Tien-hoa» (Fior di cielo) appare di gran lunga meno compromettente e inquietante di «Sly». Lo sdegno o il broncio fisolofico non sarebbero di buon gusto di fronte al candido trucco di G. Forzano, che ha rinunciato questa volta perfino alla melanconica seduzione del verso. Da gran tempo egli ha dimostrato di saper disprezzare i confini determinati della fantasia e le aspirazioni costruttive; e anche dall’incertezza di una delusione vi mantiene cautamente difesi. Alla resa dei conti, se non gli si vuol imputare la franca vena dello speculatore, dobbiamo onestamente preferirlo a tutti gli aspiranti Forzano non riusciti che si vendicano con le pretese sentimentali e le professate onestà. Nè Giovacchino Forzano manca di un suo stile, se si è abbastanza arguti da intenderlo e lo si cerca — non con massiccio filisteismo nelle comunicazioni vocali che egli non sa come evitare e riduce perciò a manifestazioni di infanzia e banalità — ma nella varietà con cui vien mutando nome alle sempre identiche cose, e nell'allegrezza con cui allestisce a-