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674 OLI SPOSI PROMESSI aspettava da 1 quella 2 supplicazione solenne la liberazione dalla peste, non con una speranza condizionata e rasse¬gnata, ma con una certezza superstiziosa;1 e che a questa" quando fosse delusa, succederebbe una incredulità 4 egual¬mente superstiziosa,5 una indegnazione empia. Un altro mo¬tivo da lui addotto era anche conforme ai più cari pregiu¬dizi del publico,6 e pur non valse.7 « Una tale ragunata di popolo, * diceva * egli, « potrà essere una troppo comoda oc¬casione per questi untori, ' quando sia pur vero che ve n’abbia. * Giacché Federigo, quantunque fosse lontano dal- l’ammettere tutte le ragioni che,n persuadevano su quel punto la maggior parte dei suoi contemporanei, quantun¬que 11 anche in 15 iscritto abbia mostrato la frivolezza e l’illu¬sione di alcune, e ** segnate le cagioni e i modi dell’errore 14 pure sbalordito da tante grida, sopraffatto da tante testi¬monianze, non‘& ebbe il coraggio di pensare che il delitto era tutto immaginario; e con tutta la nostra riverente propensione1* per queU’uomov non possiamo dargli una tal lode, che pur fu meritata da alcuni suoi contemporanei, dei quali non già i nomi, ma una memoria confusa ci è stata 17 conservata dagli scrittori. E, cosa singolare ! tutti quegli scrittori, meno il Ripamonti, insorgono 18 contra quei pochi increduli; di modo che, se noi posteri sappiamo che alcuniHiomini19 fu¬rono esenti da un funesto errore comune,21 lo sappiamo soltanto52 per l’accusa di23 cecità e di stranezza, che gli scrit¬tori credettero *4 di portare contro di25 quelli al nostro ri¬verito tribunale. 1 quella funzione d — 5 funzione supplichevole — 3 e che qua — 1 e una indegnazione — 5 Con questo e con altri motivi ne ad — c una processione — 7 Una processi — 8 il buon vesco¬vo, — 0 quando ve n’abbia. Giacché Federigo, [benché non | quantunque sentisse, e abbia svelata nei suoi scritti | in uno scritto la) quantunque fosse ben lontano dal ricevere le — Sfacevano — i! [le ab¬bia) ne abbia in — 12 un suo — 1:1 detto come e perché altri se le bevesse, pure stordito — 11 quantunque in molti casi —15 [fu | ebbe vera certezza] vide mai chiaramente che il delitto era tutto immagi¬nario : e con tutta la riverente affezione che noi [abbiamo] sentiamo per la memoria di quell’uomo, non possiamo in questo dargli altra lode, che di [aver] aver fortemente dubitato. Aggiungeva egli poi, che un pericolo un male anzi una ruina ben più [certo] funesta, ben più certa [di quel primo era e] sarebbe la frequenza, — 14 che un — 17 tramandata — 18 contra — lJ erano esenti — 20 errore — 21 per ; lo sappiamo — 22 per le accuse —23 cecità —21 di mandare con — essi

CAPITOLO IV - TOMO IV. 675 Un’altra ragione, e savia davvero, allegava il buon ve¬scovo: che un pericolo ben più certo, e ben più funesto,1 sarebbe la frequenza, l’addensamento, e la mistura di tante persone; e che era troppo da temersi che un mezzo; cercato per ottenere la liberazione della peste, ne divenisse un ter¬ribile propagatore. Ma le insistenze, le importunità furono tali ch’egli2 acconsenti. Su di che noi non osiamo né assol¬vere, né censurare la sua memoria; perché non possiamo sapere quali sarebbero 3 state le conseguenze d’una ripulsa diffinitiva. Quegli uomini avrebbero potuto fare a furore la4 loro processione5 senz’altro permesso; e farla meno ordinata e di più funesto effetto; avrebber potuto fare Dio sa che.'1 A chi volesse giudicare a rigore il nostro Federigo, noi non auguriamo7 di aver mai a8 competere con un qualche migliajo di furiosi ostinati. 9 Tre giorni furono spesi in preparamenti:10 si ornarono in fretta le vie, per cui doveva passarè la processione; i ricchi cavarono fuori" le più preziose suppellettili ; le12 fronti delle case povere furono addobbate dai vicini doviziosi, o per cura del publico. Il tribunale della sanità bandi che nessuna persona di terra sospetta potesse entrare quel giorno in Milano;13 anzi, per accertare l’esecuzione del bando, fece chiudere 14 le porte della città.15 E parimenti, perché nessuno dei cittadini 16 infetti