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GU SPOSI PROMESSI a sé, quasi per non vedere, abbassando la fronte, come se provassero vergogna di tanta miseria, turandosi le narici, giravano fra 1 quella turba coloro, che altre volte eran chia¬mati ricchi, ed ora pure davano invidia, perché avevano 1 ancor tanto da preservarsi, se non dal disagio, almeno dalla penuria mortale. Altri3 di essi, che poco innanzi passeg¬giavano con un passo minaccioso, con un corteggio inso¬lente di spadaccini, ora soletti, in abito * negletto e come da corruccio, con gli5 sguardi depressi,4 coi vólti non avresti saputo dire se storditi o compunti, attraversavano in fretta le vie; e sparivano.7 Altri, esaurito già il contante che ave¬vano destinato al soccorso dei poverelli, vinti dalla crescente misericordia, aprivano di nuovo lo scrigno, intaccavano le scorte riserbate ai loro bisogni, e uscivano ;s e, assaliti da richieste superiori alla liberalità ed alle facoltà loro, gua-tavano, per discernere, tra miseria e miseria, tra angoscia e angoscia, quelle,9 a cui10 era dovuto più pronto “ il sov- venimento. Appena 12 il muovere della mano IJ manifestava una intenzionedi14 liberalità, una gara tumultuosa e incalzante di grida,15 di sospinte, di mani levate si faceva intorno a loro ; ‘® gli estenuati e stupidi dall’inedia pigliavano come una forza istantanea dalla nuova speranza, e si pignevano innanzi con 11 violenza; i più robusti gli rigettavano con fu¬rore; alle preghiere, alla invocazione dei nomi più santi si mescevano le bestemmie della disperazione; i vecchj, ri¬spinti, tendevano da lontano le 18 palme scarne; le madri al¬zavano i fanciulli'9 scolorati,40 male ravvolti nelle fasce strac-ciate e ripiegati per languore nelle loro mani. Quei cari- tèvoli *' dovevano lasciarsi rapire, più tosto che distribuire i soccorsi; e, spogliati in un momento di ciò che avevano portato con sé,fra le benedizioni, e le menzogne,s3 rove¬sciando le tasche vuote, uscivano a stento dalla folla, più contristati!4 del male irrimediabile, che soddisfatti del poco ' questa turba — s di che — 8 fra loro — 4 dimesso — occhi depressi — “ col vólto — 7 Altri usciti dalle case loro [per) con (una intenzione] un senso di misericordia, per — 8 un po’ e vedendo sempre [la necessità una domanda da] una necessità superiore — 5 che — 10 si doveva —11 il soccor — Kcol — i3 avevano essi manifestata una —14 soccorso — 15 di moti — ,fl anche — 17 crudeltà — 18 mani —J-J pal¬lidi _ so Variante scialbi — sl erano costretti a lasciarsi rapire più tosto — 23 per soccorso | torlo — 53 mostrando — 34 del dolore

CAPITOLO I - TOMO IV. 599 bene, che avevan potuto fare; e se ne tornavano, non 'avendo più altro da dare in risposta a nuove richieste che un aspetto di commiserazione, un cenno delle mani, che esprimeva una buona volontà inutile, una ripulsa dolente. 3 In mezzo ad una tanta confusione di guaj, e ad una tanta4 insufficienza d’ajuti, sib mostrava però a luogo a luogo 7 un ajuto più 8 generale e più ordinato, che annun¬ziava una grande copia di mezzi ‘ e una mano avvezza a profondere"10 con sapienza. Era la mano del nostro Federigo. Oltre le elemosine in vitto e in danaro, ch’egli11 distribuiva (il Tadino afferma che nel suo palazzo 12 due mila poveri ricevevano ogni giorno una capace scodella di riso) aveva, T ingegnoso compassionatore, deputati sei " preti, che giras¬sero a coppia, per pigliar cura dei poveri sfiniti per le vie. Ad ogni coppia aveva assegnato un quartiere della città tripartita; ogni coppia era seguita da facchini che por¬tavano grandi corbe con pane, vino, minestra, uova fresche, brodi stillati, aceto 17 medicato d’aromi. S’accostavano quei preti ai poverelli, che giacevano abbandonati sul pavimento, e 18 soccorrevano ad essi secondo il bisogno: a questo, esi¬nanito dal digiuno, il cibo era il più necessario ed efficace rimedio: queiraltro, svenuto20 per più antica 81 inedia e già. presso al morire, non avrebbe avuto vigore abbastanza per patire né per prendere il cibo; e faceva mestieri di più *