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632 GLI SPOSI PROMESSI giorni, e nel tempo appunto delle brighe e delle spese, D Abbondio ebbe con se stesso e con Perpetua una guerra assai fastidiosa. Perpetua,1 parte con la sua vista acuta come il fiuto d’un bracco, parte con la sua abilità a far ciarlare la gente, scoperse che molte masserizie del suo padrone non erano già state sciupate dai barbari, ma erano sane e salve in paese 2 nelle mani dei barberini:3 ne fece tosto avvertito D. Abbondio,4 perché si facesse rendere il suo.5 Ma D. Ab¬bondio non voleva sentir toccare questa corda: non già che non gli spiacesse assai6 vedersi cosi7 rubato a man salva e sapere 8 il fatto suo in mano d’altri; ma quegli, che se lo5 tenevano, erano i più terribili e bizzarri arieti del’ suo gregge: 11 quegli, dai quali D. Abbondio aveva sempre sof¬ferto ogni cosa piuttosto che provocarli al cozzo, che aveva sempre accarezzati, e lodati come i più savj ed esemplari. Sicché sopra il rovello e il danno aveva egli a tollerare anche le baruffe con Perpetua; e di queste baruffe13 ve n’era una tutte le volte che D. Abbondio 14 si lagnava di qualche mancanza, 15 domandava qualcheduno di quegli utensili, che altri aveva fatti suoi. «Vada a cercarlo al tale che lo ha,» diceva Perpetua, «e che10 non lo avrebbe tenuto fino a quest’ora se non aves¬se che fare con un ... buon uomo. » «Zitto, zitto Perpetua; 17 zitto.» «Zitto, zitto,» rispondeva Perpetua: « e18 cosi ella si la¬scerebbe mangiar gli occhi del capo. Rubare agli altri è peccato, ma a lei è peccato non rubare. » «Oh che spropositi! oli che spropositi! sciamava D. Abbondio. « Ma sapete pure ... Col nome del cielo... vo¬lete la mia morte !... » no stati in ozio nel tempo in cui la sua casa | avevano visitato con agio la sua casa nel tempo che non v’era né i barbari né ii padro¬ne, vide certe cose che gli diedero una gran guerra ! fece senza vo¬lerlo molte scoperte che gli diedero una gran guerra. | Vide) vide in più d’una casa tra le masserizie ammucchiate alcune delle sue mal nascoste (lacuna) — 1 che aveva gli occhi del capo — * in mano _ 3 e | — i, e con | perché se le facesse — parte minaccian _ « di — " [derubato, e di sapere] derubato — 8 dove — " avevano pigliato — 10 i più [facinorosi] temibili uomini del paese — 11 : e D. Abbondio — 12 Sicché oltre il [martello] rovello — 13 [tornavano] ricomin — 11 ricercava — 15 cercava — ** lo avrebbe — '7 zitto per amor di — 18 intanto

CAPITOLO II - TOMO IV. 633 La baruffa andava talvolta in lungo, ma D. Abbon¬dio rimaneva sempre vincitore, perché quando si trattava di paura egli mostrava una risoluzione e una virtù tale che Perpetua1 sentiva di non poter competere; e’taceva la prima. Tutto quello che fece D. Abbondio, fu di5 gittare in predica qualche motto sul dovere di restituire3 e su la trista sorte di chi va all'altro mondo carico dell’altrui ; ma lo * diceva con certe perifrasi, con un riserbo,s con una deli¬catezza da fare onore ad un predicatore di corte. E pure, appena quelle parole erano uscite, gli parevà che fossero state troppe e troppo ardite; e, per ' riparare un qualche brutto effetto che ne potesse venire, passava tosto a parlare dell’ira, e della mansuetudine, e del gran male che è l’in¬fierire contra quelli che non vogliono né posson far difesa. 7 Ma fra mezzo alle cure del passato cominciava a na- scer[n]e una che doveva tutte sommergerle:-si cominciava a sentire che i8 disastri ” manifesti e soli fino allora deplorati di quel passaggio non erano i soli né i più terribili. In tutta quella striscia del Milanese, che la soldatesca aveva attraversata, si videro tutt’ad un tratto uomini d’ogni età e d’ogni sesso infermarsi e cadere, come mosche dopo una pioggia autunnale. I segni, che accompagnavano quella infer¬mità, erano sconosciuti a quasi tutta la generazione vivente: solo alcuni vecchioni, con parole ravvolte e sospettose, ac¬cennavano di aver veduti quei segni altra volta. Erano i pochi, i quali11 potessero ricordarsi d’essere vissuti nella peste, che cinquantatré anni prima aveva desolata una parte d'Italia, e specialmente il Milanese; dove a13 distinguerla da altre simili calamità fu poi chiamata, e lo è tuttavia: la peste di San Carlo. Tanto è forte la carità religiosa ! Fra le memorie cosi varie e cosi solenni d’un disastro uni¬versale, ella può far primeggiare quella d’un uomo, per¬ché a quest’uomo ha ispirato sentimenti ed azioni più me¬morabili ancora dei mali: può riunire e subordinare alla memoria di lui tutti gli avvenimenti, perché in tutti lo