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APPENDICI 821 sigli atroci e di cose funeste». Pare anzi che quel terribile fac¬cendone di misfatti approfittasse dell’esiglio per estendere tali corrispondenze, e contraesse allora in più alti luoghi certe nuòve terribili pratiche, delle quali il Ripamonti parla con una sua bre-vità misteriosa: «Anche alcuni principi esteri», dice questo scrittore, «si valsero più volte dell’opera sua per qualche impor- « tante uccisione, e in più d’un caso-gli spedirono da lontano «rinforzi di gente che servisse a ciò sotto i suoi ordini». Noi abbiamo ben fatto il possibile per trovar qualche più distinto particolare d’un fatto cosf importante alla cognizione e del per¬sonaggio, e dello stato della società in quel tempo; ma senza-ef-fetto. La storia, e massime quella dei costumi, è nei libri, come nei musei d’anticaglie, a pezzi e bocconi, e troppo spesso, prin¬cipalmente nei libri, se ne trova di quelli ’che non si possono mettere insieme con altri pezzi e con altri bocconi, tanto da ve¬derne una figura, e da ricavarne una notizia. H * . . Chi nasce in questo mondo è simile ad un sonatore d’una grande orchestra che si risveglia nel mezzo d’una sinfonia, e trova una musica avviata; bada un momento per coglier bene il tuono e la misura, e poi piglia il suo strumento, entra in concerto come può. Cosf quelli spagnuoli che nascevano per essere go- gernatori dello stato di Milano, trovavano come un gran concerto di faccende in corso, una consonanza di massime politiche fra le quali e colle quali questa: che importava al decoro e all’inte¬resse della Spagna l’estendere il più che fosse possibile il suo dominio e la sua preponderanza in Italia. Quando poi uno veniva spedito al governo suddetto, vi portava l’idea fissa che questa do¬veva essere la sua grande e, per cosf dire, unica occupazione. Lo era infatti, e lo sarebbe stata, quand’anche, per impossibile, egli non avesse avuto a ciò né predisposizione, né istruzioni : perché da

  • Principio del Cap. XXVII, messo già nel brano dell’Innominato con qualche differenza. A margine del foglio (27), il Manzoni scrisse: « Trasportato nel voi. 3° e poi stralciato anche da questo». Si veda qui il Cap. I, tomo IV, in fine.