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GLI SPOSI PROMESSI correre ad un tale rimedio; rimaner quivi rinchiuso, a che fare? e fin quando ? Uscirne, e tornare a casa sua a far la vita di prima, non era cosa riuscibile, al punto a cui aveva spinte le cose. Ri¬solvette dunque di sfrattar dallo stato. Suppongo che a que¬sta circostanza debba riferirsi un tratto della sua vita, cbe è men¬zionato nella storia sopra citata del Ripamonti, un tratto che ba¬sterebbe a dare un’idea dell’uomo, e che noi riporteremo perciò, traducendolo alla meglio dall’energico latino di quello scrittore. « Una volta, dic’egli, che costui, non so per qual cagione, volle sgombrare il paese, la paura che mostrò, il riguardo e la se¬gretezza che usò, furono tali: traversò la città a cavallo, con un seguito di cani* (gli uomini si sottintendono) «a suon di tromba; e passando dinanzi al palazzo di corte, lasciò alle guardie un’imbasciata di villanie pel governatore». Uscito ch’ei fu dello stato, si publicò un altro bando che ne lo dichiarava cacciato, e gli levava la protezione regia, sì che, tornando, po¬tesse esser fatto prigione e impunemente offeso da tutti. mante¬nute le promesse anteriori, e aggiunta la liberazione di quattro banditi a chi lo consegnasse vivo o morto. Dove egli andasse a posarsi, o dove errasse, che facesse fuori e quanto tempo vi rimanesse, né il manoscritto lo dice, né altrove ne ho trovata menzione : trovo soltanto che una mattina egli pigliò il partito di tornarsene in paese. 0 fosse cangiato quel governatore che s’era dichiarato suo nemico personale; fossero mancati di vita o decaduti di potenza alcuni de’ suoi più capitali nemici, o venuti in potenza de’ suoi amici; o fosse levato il bando per qualche potentissima raccomandazione, (che anche un tal supposto è ve¬risimile in quella condizione di tempi); o fossero nate altre cir-costanze qualunque da inspirargli una nuova sicurezza, o quel suo animo gliene tenesse luogo, certo è ch’egli stimò di poter tornare liberamente a casa sua e di stabilitisi, e vi tornò in fatti non però in Milano, ma in un castello d’un suo feudo su l’estremo confine col territorio bergamasco, e allora collo stato veneto. È parimente certo che nella sua assenza egli non aveva rotte le pratiche né intermesse le corrispondenze con que’ tali suoi amici e che stabilito nel suo castello continuò ad essere unito con loro, per tradurre letteralmente da Ripamonti, « in lega occulta di con¬