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. — E poi, e poi, e poi... E poi che cosa, signor curato? — E poi ci sono degl’imbrogli. — Degl’imbrogli ? che imbrogli ci ponno essere? — Bisognerebbe essere nei nostri panni per conoscere quanti impicci v’è in queste materie, quanti conti da rendere, lo sono troppo dolce di cuore, procuro di togliere gli ostacoli, di faci¬litare tutto, di fare quello che gli altri vogliono, e trascuro il mio dovere, e poi mi toccano dei rimproveri, e peggio. Ma col nome del cielo, non mi tenga cosi sulla corda, e mi dica una volta che cosa c’è. Sapete voi quante e quante formalità sono necessarie per fare un matrimonio in regola? — Bisogna ben ch’io ne sappia qualche cosa, disse Fermo cominciando ad alterarsi, poiché ella me ne ha già rotta bastan¬temente la testa questi giorni addietro. Ma ora, non s’è egli sbri¬gato ogni cosa? non s’è fatto tutto ciò che s’aveva da fare? — Tutto, tutto, pare a voi: perché, abbiate pazienza, la be¬stia son io che trascuro il mio dovere per non far penare la gente. Ma ora... basta, so quel ch’io dico. Noi siamo tra due fuochi;