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capitolo [iv] - tomo iii 451

ha più cose da pensare che non da dire. Il Cardinale s’ac:orse dell’effetto delle sue parole;1 ne sentì consolazione e pietà, in un punto, e2 riprese:

«Queste però, signor curato, non debbono essere le ultime nostre parole su questo affare. Sa il cielo come io avrei desiderato di tener con voi tutt’altro discorso!3 Siam vecchi entrambi: sa il cielo se m’è doluto di dover contristare con rimproveri questa vostra canizie;4 quanto5 avrei voluto piuttosto racconsolarmi con voi delle nostre cure comuni, dei nostri guaj, al pensiero della beata speranza, alla quale già già tocchiamo.! La mezza notte è vicina: lo Sposo non può tardare:6 colmiamo d’olio le nostre lampade,7 affinché non sieno estinte al suo arrivo. Riempiamo il nostro cuore di carità: essa sola è eterna;8 essa sola9 può raddolcire quel momento. Amiamo, e saremo forti; amiamo e le debolezze, che pur ci rimarranno, saranno coperte e perdonate.»

Federigo fece ancora pausa a queste parole: D. Abbondio non ruppe il silenzio, ma il Cardinale vide ch’egli gli assentiva con l’animo,10 e continuò. «Il male avvenuto è irrevocabile; ma non irreparabile:11 speriamo. Le sventure di quei due poveretti possono ancora tornare in loro bene, e in bene vostro. Chi sa quante occasioni Dio vi prepara di soccorrerli,12 di divenir per essi un padre, di compensare il torto, che la vostra negligenza può loro aver fatto! Deh! non le lasciate sfuggire.13 Deh! non indurite il vostro cuore; non14 restituite loro, nelle occasioni,15 l’amarezza che può avervi data16 questa riprensione, che io v’ho fatta, sa il cielo, per amor vostro non meno che pel loro! Pur troppo, io l’ho più volte esperimentato in questa difficile altezza:17 il debole che si richiama al superiore,18 che gli fa conoscere la sua ragione, che ottiene una giustizia, troppo spesso

  1. n’ebbe in un punto
  2. ripigliò
  3. Siamo
  4. Ah
  5. mi sarebbe
  6. [teni] colmiamo
  7. di quell’olio
  8. in quel momento
  9. radd
  10. Segno di richiamo, e a margine, in penna: «Mi par necessario indicare che D. Abbondio assentiva coll’animo, come si assente ogni volta che odansi cose di cui non è permesso dubitare, di cui non si dubita : ed allo stesso tempo come un uomo pusillanime il quale non osi viaggiare di notte quando intenda un altr’uomo dirgli:-chi ha paura di tutto la campa male a questo mondo, perché non può fare i fatti suoi con alacrità, disinvoltura, e serenità d’animo - .»
  11. io spero
  12. di ajuti
  13. non indu
  14. [rovesciate] rimandate
  15. quella
  16. la mia
  17. quando
  18. della