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xxxvi.

Che la mia Rima è a celebrar costretta
     Del mio Campione altro novel portento,
     228Tua Bondiola ammiranda, e tua Spalletta.

Ma pian per carità, piano un momento;
     Che tentazioni, e che flagei son questi?
     231Sfido a maggior cammin l’instabil vento.

Tu ancor, Lucania, in mio pensier ti desti?
     Della Grecia maggior tu parte un giorno,
     234E tante brighe co’ Romani avesti.

Bella Provincia, il cui Terreno adorno
     Appenin parte, e di Vigneti onusto
     237Sparge ricchezza, e amenitade intorno.

Te ognor beata, che l’Impasto augusto,
     Della prima Salsiccia immaginasti,
     240In piccoli Cilindri immenso gusto.

Ah! che a ragion tuo nome le donasti
     ( Se pur Varon non ci affibbiò bugia )
     243Da Lucania Lucanica chiamasti.

Vanta il tuo Cotichin, Modena mia,
     Del Popol di Quirin Colonia antica,
     246Bruto ancor negli Elisi oh! non t’obblia;