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xxvi.

Vi son le Muse, e senza la lor guida
     Mal si reggono in alto i voli ascrei,
     18Son Corvi i Vati, e raglio i Carmi, e strida.

Figlie son tutte del maggior de i Dei
     Sagre ad ogni Cantor, e già invocate
     21Negl’argomenti più superbi, e bei.

E quante volte non le avrai seccate
     Tu stesso, e fatte morfie a collo torto,
     24O Correttore della nostra etate?

Tu che alla Grecia poi fai sì gran torto,
     E Platon poscia ad imitar ti prendi,
     27Che fosse Greco ancor non t’eri accorto?

O un tanto Eroe tra que’ minchion comprendi,
     E sei un empio; o t’era ignoto affatto,
     30E un Cavol fritto, un Gocciolon ti rendi.

Qual poi t’investe frenesia da matto,
     Una sol spezie d’Animai volendo,
     33Che in due vada distinta ad ogni patto?

Tu d’Istorie non sai, a quel che intendo:
     Ne’ tempi, che parlavan francamente,
     36Ardea tra’ Porci un battibuglio orrendo;