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Pagina:Giuseppe Sordini Il duomo di Spoleto.djvu/18


giuseppe sordini 14


Letto attentamente quel Decreto, null’altro vi si può scoprire: eppure è questo il documento che sconvolse l’intelletto di tutti coloro i quali hanno trattato del Duomo di Spoleto, fino a condurli ad asserire il rovescio di quello che il documento stesso, in modo chiarissimo dice. Poichè è appunto questo Decreto, citato fin qui a sostegno della opinione contraria, che ci prova come, anche prima del Vescovo Andrea, la Cattedrale fosse non giá a S. Pietro, ma nel Duomo odierno; come S. Primiano non avesse culto nella tribuna principale di questa chiesa, ma in tutt’altra parte; come, infine, al Vescovo Andrea non si debba nè la ricostruzione, nè la dedicazione alla Vergine di una chiesa di S. Primiano1.

E il caso, per quanto strano, non deve produrre eccessiva meraviglia.

Sulla fine del XVI secolo, uno studioso (forse il Bracceschi, per altri rispetti tanto benemerito) lesse male, affrettatamente, quel documento: gli scrittori posteriori, fidandosi di lui, ripeterono alla cieca come accadeva, l’opinione di quel primo, e cercando poi di accordarla con altre notizie, più o meno esatte, che già si avevano sullo stesso argomento, accumularono errori sopra errori.

Il primo accenno, infatti, che abbiamo potuto rinvenire, della Cattedrale a S. Pietro, è del Bracceschi e leggesi in quel raro e prezioso libretto intitolato: Discorsi ecc. ne’ quali si dimostra che due Santi Hercolani Martiri siano stati Vescovi di Perugia, et si


  1. E che sia precisamente cosí, per quanto possa sembrare inverosimile, noi vogliamo provarlo riportando qui le parole di alcuni scrittori spoletini.
    Bernardino di Campello nel libro XXIV, ancora inedito, delle sue citate Historie scrisse: «Era stata la sede Pontificale di Spoleto fin dalla sua prima istituzione nell’antichissima chiesa di S. Pietro e come che per esser quella Basilica fuori della città non potesse essere opportuna alla frequenza, nè commoda al ministerio havea nondimeno infino a quel tempo la veneration del luogo fatto sofferire ogni disagio. Alla fine mosso il soprannominato Vescovo (Andrea) dalle istanze del Popolo desideroso di haver dentro la città la sua chiesa principale, l’Anno, che seguì prossimo alle cose narrate, che fu quello del 1067, levata da S. Pietro la Dignità della Cattedra Episcopale, la trasferí nella Ducal Basilica di S. Maria (a) fabbricata già dal Duca Theodelapio intorno alla Cappella o Tribuna di S. Primiano, come a suo luogo dicemmo. Era quella chiesa dotata di non picciole ren-