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Ma, fosse Innocenzo od Onorio il Papa che consacrò l’antico altare maggiore del Duomo di Spoleto, un’osservazione emerge subito spontanea per la questione nostra, ed è che, se al tempo di quei Papi si fosse saputo in qualche modo, della asserita originaria dedicazione del Duomo di Spoleto a S. Primiano, e che quel cranio era appunto del Santo titolare, si sarebbe, senza dubbio, avuta cura di dichiarare l’una cosa e l’altra, come erano pur state dichiarate le reliquie degli altri Santi e della Croce, tanto meno importanti rispetto alla dedicazione dell’altare e della tribuna. L’intero cranio di un Santo, e di un Santo cui sarebbe stata già dedicata quella chiesa, non era reliquia trascurabile, e per niuna cosa al mondo doveva rimanere anonima, se un nome sicuro, o almeno probabile, avesse potuto avere.

È d’uopo concludere, dunque, che, della asserta originaria sepoltura di S. Primiano in quel luogo, o anche di reliquie insigni di tale Santo conservate sotto l’altar maggiore del Duomo di Spoleto, non esistesse, fin dai primi anni del XIII o negli ultimi del XII secolo, nemmeno una vaga tradizione. Come nessuna tradizione esisteva di una Cappella e Basilica Ducale, nè della Cattedrale a S. Pietro, nè della ricostruzione e dedicazione alla Vergine, per opera del Vescovo Andrea, del Duomo spoletino. Tutte queste notizie, più o meno particolareggiate e amplificate, noi vediamo apparire sulla fine del XVI secolo e prender vigore solamente nel successivo. In qual modo ciò avvenne? È facile immaginarlo.


    mo la prova nella Sacra Visita del Cardinale Barberini, da noi stessi recentemente ritrovata e rimessa in onore nella Cancelleria Arcivescovile di Spoleto; nella quale Sacra Visita, sotto la data 6 Luglio 1610, leggonsi queste parole: .... «cui (altare maggiore) supereminet tribuna quatuor columnis suffulta cum Imagine Salvatoris in forma Pueri in summitate, et quatuor Evangelistarum in angulis, circum circa in Corona haec verba leguntur aureis notis in spatio cerulei coloris depicta». E qui riporta la iscrizione stessa notata dal Bracceschi. Il ciborio, o tribuna, in cui leggevasi tale iscrizione, purtroppo, è perduto, e sembra che non ne resti frammento alcuno. Senza anticipare giudizï, sempre pericolosi, quando manchino della base di un’ampia dimostrazione, vedremo che cosa debba pensarsi, a parer nostro, di quel ciborio e della iscrizione che in esso leggevasi, quando tratteremo in modo particolare, dell’antico Altare maggiore del Duomo di Spoleto.