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significanze delle voci, e deturpavano la faccia della favella coll’accettazione di modi stranieri senza fior di critica, e per solo amor di novità, osai chiamargli a più severo esame, ed affrancandomi da ogni superstizione rifiutai o ammisi le loro locuzioni, secondo che esse mi sembravano più o meno consentanee a quegli inconcussi principi, coi quali le cimentava. Molti fra que’ vecchi testi di lingua non ci sembrano grandi se non perchè noi stiamo in ginocchio davanti ad essi; leviamoci, e la ragione filosofica delle cose ci condurrà a scernere l’oro puro dal piombo, e renderà più assennata e più degna della presente civiltà quella venerazione, nella quale avemmo fino ad ora tutti indifferentemente gli scrittori di quel secolo.

Non vorrei per altro, che questa libertà di sentire fosse per offendere in alcun modo le consuetudini vere della lingua nostra; e però ti prego, o lettore, a por mente, che io non parlo qui che di nudi vocaboli, che l’uso istesso della nazione ha da gran tempo riprovati, salvo rimanendo ed intatto l’edifizio gramaticale della lingua, il quale si alzò nel trecento ai termini della sua perfezione. Invano cercheresti negli altri scrittori de’ secoli posteriori quella semplicità