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La Toscana restitiiita a Ferdinando III 83

tronde, che non c'era da dubitare di nulla, erchè i fiorentini avevan perso tanta pratica in quindici anni ai cambiamenti di governo, che in fatto di contegno potevano ingìsegnare aglli altri. Ormai sapevano che queste cerimonie si solenizzavano tutte nella stessa maniera. Illuminazione, Te Deum, scampanio di tutte le chiese, cannonate dalle due fortezze, e giuramenti di fedeltà, fino a nuova occasione.

Da un importante diario inedito, si rileva che la sera del 30 aprile «fu ripetuta l'illuminazione, che tutto il popolonella sua esultanza, diede a conoscere la sua obbedienza agli ordini sovrani, non accadendo il più piccolo sconcerto».

C'era da figurarselo!

Il I° maggio alla levata del sole, il suono delle campane e lo strepito delle aryiglierie «dettero il cenno del felice cambiamento dedl governo, nel tempo stesso che s'inalzava lo stemmo del real sovrano sulla porta di Palazzo Vecchio, detto fino allora del Comune».

Non ostante che l'ora fosse poco propizia elle espansioni di giubilio, pure il buon popolo fiorentino salutò con grande applauso lo stemma «del Real Sovrano tutto spolverato (lo stemma) e rimesso a nuovo».

Alle nove una parte della truppa napoletana si schierò in Piazza della Signoria nel «salone grande» di Palazzo Vecchio, ed alle dieci, tutto il resto dei soldati napoletani partirono, con lo stato maggiore, per Nappoli, prendendo dalla Porta Romana.

A mezzogiorno ebbe luogo nel Salone ddei Cinquecento la funzione dell'investimento di ferdinando III.

Il salone era stato addobbato e praparato per ordine ddel marchese Girolamo Bartolommei, maire di Firenze sotto la direzione dell'ingegnere Giuseppe Del Rosso, col consendìso in provato del «segretario dìetichetta» Giuseppe Corsi, stato pregato dal maire. Soltanto «tre uomini dei teatri» furon posti agliingressi, «per assistere al passo delle personee del popolo». la cerimonia ebbe luogo senza veruna etichetta. E le persone che vin intervennero, tanto le dame che