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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/466

454 Firenze vecchia


per disgraziata combinazione tardava, era un’agitazione, un orgasmo in tutta la casa; un prevedere una sciagura inevitabile, un montarsi la testa, un piangere disperato come se la sventura fosse veramente seguita. Un affacciarsi continuo alla finestra, spingendo lo sguardo fino in fondo alla strada per vedere di scorgere la persona attesa, passando da un’infinita trafila di torture quando pareva di vederla confusa tra la gente che andava e veniva, o qualcuno che le rassomigliava all’andatura; oppure se appariva un vestito o un cappello dello stesso colore: insomma era uno strazio da non si dire. Quando poi si vedeva per davvero venir quello tanto atteso, tanto agognato, allora si asciugavan le lagrime ridendo, si dimenticava ciò che si era sofferto sembrando d’avere avuto invece una gran fortuna, e che quel tale fosse restituito alla famiglia per un vero miracolo. Tante volte però accadeva che il dolore dell’ansia provata, si manifestasse con dei rimproveri perchè quello aveva fatto tardi; e allora finiva in litigi, e andava all’aria la tavola: nessuno mangiava più, ed erano imprecazioni alla campana della Misericordia e a chi la permetteva.

Questa era una delle tante varianti della vita fiorentina, la quale merita di esser narrata a parte, e che aveva in quei tempi tante singolarità e tante cose curiose, rimaste oggi come memorie e nulla più.

La compagnia della MIisericordia ha reso e rende molti servigi a Firenze. Istituita nell’anno 1240 da Luca Borsi, decano de’ facchini, per l’estirpazione della bestemmia, allargò la cerchia della propria attività e si ridusse com’è tuttora un’associazione ricca e potente.

Se anch’oggi, a un Luca Borsi qualunque venisse in testa di tassare con una crazia ogni bestemmia, si riscatterebbe il Debito pubblico di tutta l’Italia!