Apri il menu principale

Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/418

406 Firenze Vecchia


che gli toccava terra, mettendo spesso i crini negli occhi a quei disgraziati, che per levarsi un male inciampavano in un altro peggiore.

Ogni mese o due capitavano però sulla Piazza del Granduca dei ciarlatani di grido, di fama mondiale, seduti sopra un carrozzone che arrivava a’ primi piani, spesso tirato anche da quattro cavalli. Quiesti erano i colossi della scienza: vestiti di nero, con certe tube più grandi del vero; enormi collane d’oro, o quasi; ciondoli d’ogni specie, ed il moro accanto: moro, per lo più onorario, se non onorato, tinto col sughero ma vestito alla turca. Sul di dietro del carrozzone c’ era una banda, se non di ladri - almeno si crede - certo di suonatori da fare scappare. Quando si trovavan d’accordo la gran cassa, i piatti e il bombardone, pareva la fin del mondo.

Quei professoroni, di lassù da quel pergamo, per cominciare subito bene, principiavano a trattar male i contadini, che stavan loro d’intorno quasi in adorazione. In ricompensa si buscavan di bestie, di zucconi e di ignoranti tutti, dato con tanta prosopopea, con tanta arroganza e sicurezza da quegli elefanti del sapere, che pareva proprio che dovessero riavere un tanto. L’effetto era straordinario. Nessuno fiatava, e si pigliava anzi in pace, con una certa compiacenza, tutte quelle invettive e quelle impertinenze come se spettassero loro di diritto. Nessuno s’arrischiava d’andare a farsi levare i denti da quei dottoroni, da quelle enormità scientifiche. Ma allora il professore vedendo in bilico il risultato della sua facondia, con benevola burbanza incoraggiava il povero di spirito e lo faceva salire a cassetta accanto a lui, nel posto del moro, il quale si metteva dietro col bicchiere dell’acqua bell’e preparato, per far risciacquar la bocca al paziente.

L’infelice pareva in berlina: tutti muti, stavano attenti aspettando il momento della sganasciatura. Il professore dopo levato il dente, lo mostrava al popolo attonito, e spesso lo buttava fra la folla, con gesto largo, magnanimo, da imperatore romano, come per saziarne l’avida curiosità.