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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/406

394 Firenze vecchia


rio. Soltanto, come «atto ulteriore di sovrana munificenza,» il Granduca poneva a carico dell’I. e R. Depositeria la somma che sarebbe occorsa per i diritti di registro per i contratti coi respettivi proprietari degli stabili da demolirsi.

Il Magistrato nell’adunanza del 9 luglio seguente «dopo aver lungamente trattato della materia» deliberò di affidare interamente la direzione e soprintendenza di tutti i lavori «al signor De Cambray Digny, Direttore dello scrittoio delle RR. Fabbriche, con amplissima facoltà al medesimo di eleggere e destinare per la esecuzione di fatto di detti lavori, quelle persone che fossero da esso giudicate più capaci ed idonee.» Frattanto incaricava l’ingegnere Pietro Municchi della stima dei fondi da acquistarsi dalla Comunità.

Il signor De Cambray Digny affidò l’opera dell’abbellimento di quel tratto del Lungarno di Santa Trinità, mercè la demolizione dell’arco, all’architetto Cacialli, il quale alla sua volta si valse dell’opera dell’architetto Gaetano Baccani, che si era oramai assicurata la fama di artista valente.

Quando il lavoro fu condotto quasi a termine, il Direttore delle RR. Fabbriche, invitò il granduca Ferdinando III a vedere per il primo, il nuovo aspetto che prendeva quel pezzo del Lungarno. Il Granduca accettato l’invito vi si recò, ed entrato nella paracinta, dove fu ricevuto dagli architetti Digny, Cacialli e Baccani, fu dato ordine al pontaio soprannominato Cinci di togliere il legname di un ponte all’altezza d’uomo. Il Cinci però, impressionato dalla presenza del Sovrano, per quanto questi cercasse di dar poca soggezione, mentre stava chinato per sfilare un’asse voltando le spalle al Granduca, scivolandogli un piede poco mancò che non cadesse all’indietro. Ferdinando III fu pronto a sostenerlo con una mano, per l’appunto in quella parte della persona che minacciava di mettere a sedere in terra il Cinci. Il giovane Baccani, che alla vivacità dell’ingegno univa una prontezza di spirito tutta fiorentina, vedendo quell’atto del Granduca disse in un orecchio all’architetto Cacialli:

— Bisognerà mettere una lapide sul.... del Cinci!