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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/401


Com'era Firenze 389


primo lavoro veramente importante, dichiarò al Principe che per il tempo indicato prendeva impegno di costruire il palazzo.

Infatti, dopo pochi giorni gli presentò il progetto, del quale Don Cammillo rimase contentissimo, e la cosa fu stabilita. Ma siccome nel mondo i malevoli e gli invidiosi non sono mai mancati, così alcuni fecero rilevare al Principe, che non era conveniente di affidare alla leggiera un lavoro di tanta importanza ad un giovane che ancora non aveva dato un saggio in grande del suo talento artistico. Per conseguenza, lo persuasero a bandire un concorso, come mezzo più efficace a raggiungere lo scopo che egli si prefiggeva.

Il Principe fece avvisare il Baccani per fargli conoscere la sua intenzione di bandire il concorso; ed il giovane architetto, per quanto si mostrasse mortificato, dovè piegar la testa e ritirarsi. Fu fatto dunque il concorso; ed una Commissione di architetti fra i più rinomati di Firenze e di fuori, fu incaricata di scegliere il progetto migliore a cui, oltre all’esecuzione, era assegnato un cospicuo premio in denaro.

Scaduto il termine, si esaminarono i progetti presentati, fra i quali uno sopra a tutti sorprese per la grandiosità del concetto, per il simpatico insieme delle linee e per lo stile, che si staccava da tutti gli altri.

Com’era naturale, quello fu il prescelto dalla Commissione, che non finiva di lodarlo. Ansiosi i componenti di essa ed il Principe, di conoscerne l’autore, fu aperta la scheda corrispondente al motto del progetto, e si vide che l’autore era lo stesso Gaetano Baccani!

Questa volta fu il principe che rimase mortificato; e mandato a chiamare nuovamente l’architetto fortunato volle dargli egli stesso la nuova, rallegrandosi con lui. Gli disse quindi di volere eseguire il primitivo progetto, perchè più semplice, e meno dispendioso.

Il Baccani tutto contento lo ringraziò commosso, anche perchè alla commissione del lavoro era aggiunto il premio di cinquecento lire, che prima non c’era.