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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/32

20 Firenze vecchia

Nuvoloni, perchè ogni editto, ogni manifesto dei liberatori, cominciava col sacrosanto Nous voulons.

Tutto ciò non toglie che il 9 aprile, o 19 germinale che dir si voglia, non fosse atteso con una certa bramosia e curiosità, per vedere in che cosa consisteva la cerimonia alla quale si dava tanta solennità, quella cioè di piantar l’albero nel mezzo di Piazza. La curiosità maggiore però era quella di assistere alla celebrazione affatto nuova e strana, dei diciotto matrimoni che si sarebbero celebrati attorno all’albero verdeggiante di foglie.

La mattina del giorno tanto aspettato, la Piazza Nazionale, aveva preso un aspetto tutto nuovo, poichè era decorata a guisa di circo equestre, con una teatralità straordinaria. Nel centro era stato costruito una specie d’anfiteatro in faccia alla Loggia dell’Orcagna, avendo all’intorno più ordini di gradini. Il recinto era coronato da varie statue allegoriche, o rappresentanti numi ed eroi dell’antichità. La Loggia superba, era tutta parata d’arazzi, tolti dalle Gallerie, ed ornata di festoni di lauro e di fiori e pennoni coi colori nazionali francesi. Grandi ghirlande rompevano qua e là la monotonìa dell’addobbo; e sotto la vôlta dell’arcata centrale s’ergeva maestosa e severa la statua della Libertà. Nella mano destra teneva una picca sormontata dal berretto frigio, e la sinistra stesa accennava al livello, segno di uguaglianza cittadina. Sul piedistallo eran dipinte due figure di donna: una di gentile apparenza rappresentava la timida Etruria, tenuta per mano dall’altra, austera matrona, simboleggiante la bellicosa repubblica francese. Ai quattro pilastri della Loggia erano state appese delle grandi tavole dipinte a marmo, sulle quali erano scritte sentenze filosofiche, concernenti l’amore della patria e della libertà, ed incitanti i cittadini all’obbedienza delle leggi, specialmente di quelle emanate dai Nuvoloni.

Sulla torre di Palazzo Vecchio sventolava la bandiera francese, ed a tutte le finestre eran tappeti tricolori, che stridevano in modo straordinario colla seria imponenza dell’antico Palagio dei Signori.