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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/19


I Francesi a Firenze 7


concernente questa faccenda e dallo zelo di Napoleone, di cui comprese il fine, mandò a lui, in Bologna ove si trovava col quartier generale, una Commissione composta del principe Tommaso Corsini, fratello di don Neri, del marchese Manfredini e del poeta Lorenzo Pignotti, affinchè mutasse proposito e prendesse un altro giro lasciando in pace la Toscana. Napoleone accolse come amici e trattò con moltissima cortesia i tre commissari, che gli vennero presentati dal commissario Saliceti, stato scolaro del Pignotti all’Università di Pisa. E quando il Saliceti gli indicò il Pignotti, Napoleone, con semplicità piuttosto rara in lui, gli disse: «Mio fratello Giuseppe è stato vostro scolare a Pisa, e mi ha parlato spesso di voi; ed il generale Cervoni mi ha lette molte delle vostre favole.»

Da questa inaspettata cortesia il Pignotti tutto infatuato gli rispose con la 66 ottava del 2° canto della Gerusalemme liberata, quella che comincia: «Signor, gran cose in picciol tempo hai fatte,» che pareva stata scritta apposta per il generale Buonaparte; e tanto il buon Lorenzo quanto i suoi compagni ne trassero i più lieti prognostici. Il Manfredini fu invitato a pranzo da Napoleone, gli altri due dal Saliceti; e quindi tutt’e tre contenti come pasque per l’accoglienza ricevuta, e per le promesse ottenute, tornarono a Firenze nel tempo stesso che Napoleone si dirigeva col generale Giovacchino Murat per Pistoia all’occupazione di Livorno. Da Pistoia il 26 giugno 1796 Napoleone annunziava direttamente al Granduca la sua decisione, dicendogli, fra le altre cose, che doveva nascondere il nero pensiero di conquista, che il Direttorio era stato costretto a prender quella misura, per i continui reclami che riceveva dai cittadini francesi stabiliti a Livorno, le cui proprietà erano violate dagli inglesi, i quali ogni giorno insultavano «il paviglione della repubblica francese in quel porto.» Perciò il Direttorio aveva deciso che a tutelare i propri interessi a Livorno marciasse una divisione dell’armata posta sotto gli ordini dello stesso Napoleone, Quindi dopo la consueta protesta che sarebbero