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Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/18

6 Firenze vecchia


nelle persone sinceramente credenti le quali anche oggi la venerano, senza le esagerazioni del 1796. Però questi eran tutti imbarazzi che facevano sempre più impensierire il giovane Granduca, il quale, incapace per la mancanza di pratica e della necessaria avvedutezza, non sapeva da che parte voltarsi. Egli cominciò pertanto una politica onesta ma pusillanime, piena di incertezze e di tentennamenti; e quel suo traccheggiare destò le gelosie dell’Inghilterra, che temeva egli parteggiasse invece per la Francia. E la perfida Albione lo mise perciò tra l’uscio e il muro, costringendolo con intimazioni, violenze e minacele a dichiararsi per la Francia o entrar nella Lega Europea contro di lei. Il Granduca resistè a tante prepotenze finché gli fu possibile; ma siccome una flotta inglese s’avvicinava a Livorno con l’intento di impadronirsene, il 28 ottobre 1793 per evitare guai maggiori firmò un trattato col re d’Inghilterra, mediante il quale egli rinunziò alla neutralità, rompendo apertamente le sue relazioni con la Repubblica. Frattanto le continue vittorie dei Francesi, ed il terrore che generavano in Europa le notizie di tanti loro trionfi, fece pentire Ferdinando di non aver mantenuta quella neutralità che s’era imposta. Onde per incarico suo, dal principe don Neri Corsini, come quegli che aveva molta pratica degli affari politici, e godeva in Francia molta stima, furono intavolate trattative col Governo francese per tornare con esso in buon accordo; e condotte queste a buon punto furon poi terminate a Parigi dal conte Cadetti, inviato speciale di Ferdinando, ed in suo nome fu firmato un trattato di pace nel dicembre del 1795. IVIa tutto questo non bastò, perchè il Direttorio ingiungeva a Napoleone di andare contro il Granduca di Toscana che è servo degli inglesi in Livorno. «Ite ed occupate Livorno; non aspettate che vi acconsenta il Granduca, il sappia quando sarete padroni di quel porto.» Questo fu il frutto dell’accordo! Ferdinando III spaventato dalle notizie che da Parigi mandava don Neri Corsini, che aveva sorpreso qualche parola