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che appunto per questo ci fa conoscere una maniera nuova, più importante, del Maestro. Esso in Italia, per quanto so, fu ricordato solo una volta da Lermolieff in modo invero ingiustamente negativo.

Un desco da parto ci viene fatto credere appartenente a Masaccio dalla citazione che se ne fa nell’Inventario di Lorenzo il Magnifico (un desco da parto drentovi una schermaglia di mano di Masaccio). Non si può dunque giudicare come un sacrilegio l’osare attribuire a quell’artista un tondo di questo genere. Da numerosi documenti sappiamo che i pittori del Quattrocento si occupavano spesso delle decorazioni di mobilie e delle più svariate decorazioni d’occasione. Il nostro desco trae la sua origine da Firenze e si manifesta nel modo il più reciso come fiorentino; infatti le insegne delle trombe che vi sono rappresentate portano le armi di Firenze, ed anche la parte posteriore, dipinta alla brava da mano meno esperta, accenna a fattura fiorentina: un ragazzo nudo fa star ritto un cane sulle zampe posteriori.

Il medesimo ed altri soggetti analoghi si riscontrano sulla faccia posteriore di due altri deschi fiorentini, come pure sopra un cassone in una delle miniature del noto Virgilio della Riccardiana. Se abbia qualche significato araldico, lascio decidere agli studiosi fiorentini che si occupano specialmente di questi argomenti.

Il quadro rappresenta, in modo speciale tutto suo, la solenne consegna del desco medesimo; motivo questo del tutto realista al principio del Rinascimento