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dell'impero romano cap. lxx. 271

Magistrati. Tenendo questi assediata Roma per terra e per mare, vi entrò per tre riprese a guisa di barbaro conquistatore; profanò gli altari, stuprò le vergini, spogliò i mercatanti, fece le sue divozioni nella chiesa di S. Pietro, e lasciò nel Castel Sant’Angelo una guernigione de’ suoi. Non però le costui armi furono sempre felici; e gli accadde di dovere unicamente all’indugio di tre giorni la conservazione della Corona e della vita; nondimeno trionfò, e soltanto la sua morte immatura liberò la Metropoli e lo Stato ecclesiastico dagli attentati di un vincitore ambizioso che avea preso il titolo, o certamente usurpata la potestà di Re dell’Italia1.

[A. D. 1394-1407] Non è già mia intenzione l’imprendere la Storia ecclesiastica dello scisma d’Occidente; ma mi è impossibile il non fermarmi alcun poco sovr’esso per la vivissima parte che Roma, argomento degli ultimi capitoli della mia Opera, ha avuta ne’ contrasti insorti al proposito della successione de’ suoi Sovrani. I primi consigli alla pace e alla riconciliazione de’ Cristiani vennero dall’Università di Parigi e dalla Facoltà della Sorbona, i cui Dottori, almeno nella Chiesa gallicana, erano riguardati, siccome i maestri i più autorevoli di quanti per sapere teologico il fossero2. La suddetta Facoltà pertanto, poste saggia

  1. Il Giannone (T. VI, l. XXIV, c. VI, p. 247, ediz. Bettoni) suppone che Ladislao si fosse intitolato Rex Romae, benchè tale titolo più non si conoscesse dopo l’espulsione dei Tarquinj. Ma si è scoperto in appresso che conveniva leggere Rex Ramae, di Rama, oscuro regno congiunto a quel di Ungheria.
  2. Qual precipua e decisiva parte abbia sostenuta il Regno di Francia nello scisma di Occidente, leggesi in una Sto-