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dell'impero romano cap. lx 75

roe francese; egli apparve al guardo de’ Greci un gigante1. Intanto che i vinti abbandonavano, gettando l’armi, i lor posti, i Latini sotto le bandiere de’ loro Capi penetravano nella città. Allora tutti gli ostacoli per questi si dileguarono, e, fosse a disegno, o a caso, un terzo incendio consumò in brev’ora una parte di città, eguale in estensione a tre delle maggiori città della Francia2. Sul far della sera, i Baroni, richiamate le truppe, ne’ varj lor campi si trincearono, spaventandoli la vastità e la popolazione di questa capitale, i cui templi e palagi, se i cittadini ne avessero conosciuta l’importanza, poteano per un mese dar briga ai Latini e tardar loro il vanto di aver compiutamente ridotta Costantinopoli. Ma innoltratosi il mattino del successivo giorno, una processione di supplicanti, che portando croci ed immagini, imploravano la clemenza dei vincitori, fu il segnale dell’assoluta sommessione de’ Greci. L’usurpatore prese per la Porta d’Oro la fuga, il Marchese di Monferrato e il Conte di Fiandra occuparono i palagi di Blacherna di Bucoleone e le ar-

  1. Facendo allusione ad Omero, Niceta lo chiama εννεα οργυιας, alto nove orgie, ossia diciotto verghe inglesi, circa cinquanta piedi. Una tale statura difatti sarebbe stata una scusa molto legittima al terrore de’ Greci. In questa occasione l’autore si mostra più dominato dalla passione di contar maraviglie che dall’interesse del suo paese, o dall’amore della storica verità. Baldovino sclama colla parole del Salmista, Persequitur unus ex nobis centum alienos.
  2. Il Villehardouin (n. 130) ignora ancora gli autori di un tale incendio men condannevole del primo, e del quale secondo il Gunther è reo, quidam comes Theutonicus (cap. 14). Sembra che gl’incendiarj arrossiscano di confessarlo.