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dell'impero romano cap. lx 67

poichè non aveano altro metodo di argomentare contra gl’Infedeli, che brandendo la spada, e mettendo in cenere le case di chi professava diversa credenza da essi, si attennero a questo espediente che feriva anche i fedeli cristiani di quelle vicinanze, alcuni de’ quali si armarono in difesa delle loro proprietà e delle lor vite. Ma le fiamme accese dal fanatismo consunsero indistintamente i più ortodossi edifizj. Otto giorni e otto notti durò l’incendio, per cui rimase consunta quanta parte di città (ed era la più popolata di Costantinopoli) pel tratto di una lega dal porto alla Propontide si estendea. Non fu sì agevole cosa calcolare il numero delle chiese e de’ palagi inceneriti, il valore delle merci consunte o saccheggiate, la moltitudine delle famiglie ad indigenza ridotte. Cotale oltraggio che invano il Doge e i Baroni con ostentata solennità riprovarono, crebbe nel popolo l’esecrazione del nome latino; laonde una colonia di Occidentali stanziatasi nella città, e composta di oltre quindicimila uomini si credè in necessità di provvedere alla propria sicurezza col ripararsi prestamente al sobborgo di Pera, sotto la protezione delle bandiere confederate. Il giovine Imperatore vittorioso tornava; ma il più fermo e antiveggente politico avrebbe naufragato allo scoppio della tempesta che a lui e al suo governo portò rovina. E per propria inclinazione, e pe’ consigli del padre, affezionato ai proprj benefattori, ciò nullameno perplesso stavasi fra la gratitudine e l’amore di patria, fra il timore che gli davano i sudditi, e quello inspiratogli dai confederati1. Questo con-

  1. Si paragonino le lamentele e i sospetti di Niceta (p. 359-