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dell'impero romano cap. lx 27

Nel tempo di tale catastrofe toccava soltanto il dodicesimo anno Alessio figlio d’Isacco, che crescea nella speranza di succedere al regno. La fanciullezza di lui trovò grazia presso il tiranno, che lo serbò, e nella pace, e nella guerra, a decorare la pompa del proprio corteggio. Essendo accampato in riva al mare l’esercito greco, una nave italiana favorì la fuga del giovine principe, che, sotto abito di marinaio, involatosi alle indagini de’ nemici, passò l’Ellesponto, nè tardò a trovarsi, immune da pericolo, sulle coste della Sicilia. Dopo essersi indi condotto a salutare la dimora de’ Santi Appostoli e ad implorare la protezione di Papa Innocenzo III, cedè Alessio agl’inviti della sua sorella, Irene moglie di Filippo di Svevia, Re de’ Romani. Ma attraversando l’Italia, intese come il fiore de’ cavalieri d’Occidente, nella città di Venezia assembrato, a veleggiare alla Terra Santa accigneasi: onde gli nacque in cuore un raggio di speranza, che l’armi invincibili de’ Crociati tornassero il padre suo sul trono che gli era stato rapito.

[A. D. 1198] Dieci o dodici anni all’incirca dopo la perdita di Gerusalemme, i Nobili della Francia vennero nuovamente alla guerra santa eccitati per la voce di un terzo Profeta, meno stravagante di Piero l’Eremita, per vero dire, ma che in politica ed eloquenza a S. Bernardo di gran lunga cedea. Un prete ignorante nato ne’ dintorni di Parigi, Folco di Neuilly1 abbandonò il servigio della sua parrocchia per sostenere la parte più seducente di missionario ambulan-

  1. V. Fleury, Hist. eccles. t. XVI, p. 26 ec., e Villehardouin n. 1, colle osservazioni del Ducange, non mai disgiunte dal testo originale di cui mi valgo.