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dell'impero romano cap. lv 77

Augusta assembraronsi. Marciò questo esercito, e combattè distribuito in otto legioni, proporzionate al numero delle province e delle tribù. Le tre prime erano composte di Bavaresi, di Franconj la quarta; la quinta di Sassoni comandati dal lor monarca in persona: la sesta e la settima di Svevi; l’ottava di mille Boemi che militavano al retroguardo. I soccorsi della superstizione, che in siffatte congiunture possono aversi per onorevoli, e salutari1, a quelli della disciplina e del valore si collegarono. Venne prescritto ai soldati purificarsi con un digiuno; il campo ringorgava di reliquie di Santi, e di martiri: e l’eroe cristiano cignendo la spada di Costantino, e armato dell’invincibile lancia di Carlomagno, fece sventolare la bandiera di S. Maurizio, prefetto della legione tebana. Ma soprattutto affidavasi alla santa lancia2, la punta della quale era stata fatta coi chiodi della vera Croce, lancia che il padre di Enrico avea tolta al Re di Borgogna minacciandolo di guerra, e presentandolo di una provincia. Credeasi che gli Ungaresi assalirebbero di fronte; ma questi, valicato segretamente il Lech, fiume della Baviera che mette foce al Danubio, intrapresero di fianco

  1. Non è superstizione l’invocare i Santi nelle disgrazie; il Cattolico che gli ammette e crede alla loro intercessione sente, chiamandoli, un conforto alla sua debolezza, e al tristo suo stato; perchè toglierglielo? (Nota di N. N.).
  2. V. Baronio (Annal. Eccles. A. D. 929, n. 2, t. 5), Luitprando (l. IV, c. 12); Sigeberto, e gli Atti di S. Gerardo, testimonj di fede degnissimi, parlano della lancia di Gesù Cristo; ma quanto ho detto delle altre reliquie, non è fondato che su l’opera Gesta Anglorum post Bedam, (l. XI, cap. 8).