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dell'impero romano cap. lv 63

Ungaresi, perchè così chiamavansi da sè medesimi, e sotto questo nome conosciuti erano nell’Oriente. I Greci li distinguevano dalle altre tribù della Scizia, col nome particolare di Turchi, siccome usciti da quella gigantesca nazione che avea conquistata e governata tutta la estensione di paese situata fra il Volga e la Cina. La popolazione stanziatasi nella Pannonia avea corrispondenza di commercio, o di amicizia coi Turchi che soggiornavano ad oriente verso i confini della Persia; erano scorsi tre secoli e mezzo dopo la migrazione di queste genti, allorchè i missionarj del Re di Ungheria scopersero in riva al Volga, e riconobbero la patria de’ loro antenati. Ivi accolti vennero da’ selvaggi idolatri che il nome di Ungaresi ancor mantenevano, conversarono con essi usando del loro idioma, e rammentando una tradizione ad essi rimasta della partenza di una mano di loro compatriotti ch’essi riguardavano da lungo tempo perduti, udirono con sorpresa la maravigliosa storia del nuovo loro reame, e della nuova religione che aveano abbracciata. I vincoli di sangue aggiunsero ardore allo zelo del proselitismo. Uno fra i più grandi principi della colonia ungarese d’Europa, meditò il disegno generoso, ma inutile, di trapiantare ne’ deserti della Pannonia quella banda di Ungaresi Tartari1. Questi vennero scacciati dalla patria de’ lor maggiori, e spinti ver l’occidente dalla guerra, dal capriccio di alcune bande, e dalla forza superiore di più lontane tribù che, uscite dal fondo dell’Asia, si impadronivano a mano a mano de’ paesi che lungo

  1. Il Pray (Dissert. p. 37-39) riporta, e chiarisce i passi originali de’ missionarj ungaresi, Bonfini ed Enea Silvio.